Il Pinocchio di Stefano Ciccioli

C'è voluto poco meno di un anno di lavoro per mettere insieme tutti i tasselli che sono serviti per confezionare il ‘Pinocchio' di Stefano Ciccioli.
Il progetto è nato sull'entusiasmo dello straordinario successo di pubblico ottenuto con la ‘Cenereantola' ma questa volta la sfida è stata molto più difficile.
Dalla fantasia e l'impegno di tutti i protagonisti dello spettacolo che sarà rappresentato al teatro Il Rivellino nel prossimo fine settimana e la straordinaria capacità di direzione di Stefano Ciccioli il Pinocchio di Collodi si è trasformato in uno spettacolo che offre uno spaccato agro dolce della Tuscania d'oggi.
Il desiderio inappagato di vivere meglio che accomuna tantissime realtà di provincia dove l'ipocrisia cerca di nascondere l'evidente inadeguatezza della situazione.
Ed è Geppetto, con l'ottava rima usata dai poeti contadini tuscanesi all'osteria, ad offrire, proprio all'inizio dello spettacolo una delle chiavi di lettura di questo Pinocchio:
"Chiudo pure stasera ‘sto portone / Sul monno che nun posso sopportare / Qui all'osteria ritrovo la passione / Cantando bevendo e senza altare / Sto paese è diventato ‘na stazione / Solo ‘n binario morto da guardare."
Lo spettacolo propone una rilettura del mito del celeberrimo burattino nato dal genio di Carlo Collodi che diventa pretesto e strumento attraverso cui operare una serie di riflessioni sulla natura dell'uomo e delle sue interazioni con la società.
Pur mantenendo l'ambientazione ottocentesca, i personaggi hanno subito alcune significative alterazioni, inevitabili considerando che essi sono nati da una rilettura in chiave contemporanea del soggetto.
L'ironia, il farsesco e il grottesco dominano l'ambientazione della storia: attraverso le modalità proprie del teatro popolare, genere all'interno del quale la compagnia si è formata, i personaggi vivono in una dimensione astorica e il loro agire non si inquadra entro i termini di una morale precostituita.
Lo spettacolo vibra di un sentire proprio della tradizione popolare, inserendosi tra le fila di una sensibilità dal forte richiamo neorealista, che denuncia come ipocrita e conformista ogni visione unilaterale della realtà.
Il punto di vista è quello straniato e volubile di Pinocchio, la cui ingenuità turba e commuove, e lo spettatore è immerso in quello che diventa un vero e proprio viaggio iniziatico tutt'altro che rassicurante".
Il tutto accompagnato dalle musiche originali di Fiore Benigni, giovane compositore nonchè affermato organettista, eseguite dai Maestri Fabio Porroni, Gabriel Aguilera, Luigi Polsini, Giovanna di Corpo, Augusto Pierozzi e Caterina Gonfaloni.
Il progetto è stato realizzato con un contributo ottenuto dall'amministrazione provinciale di Viterbo all'interno del programma ‘Piccoli Teatri'

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