La causa scatenante è, senza ombra di dubbio, la difficile situazione economica generale che si è abbattuta in maniera in qualche caso dirompente sulle piccole e medie imprese.
I danni, dunque, non hanno ancora raggiunto proporzioni eccessive e, almeno fino ad oggi, non hanno intaccato la produttività delle grandi aziende.
A farne le spese sono state infatti le micro-imprese prive di brand appartenenti al settore dell'edilizia, subito seguite dal manifatturiero.
La sensazione è che il peggio debba ancora arrivare. I dati tuttavia sono allarmanti se si considera che nel 2007 i fallimenti si fermavano a quota 6.202 in tutta la penisola registrando un notevole calo rispetto ai circa 10mila del 2006.
Le previsioni riguardo al 2009 non sono quindi positive. Si prevede infatti che dai prossimi rilevamenti si denoterà una pesante lievitazione dei fallimenti che, se non si prenderanno provvedimenti adeguati, potrebbero interessare anche l'industria esportatrice, la punta di diamante dell'economia italiana.
La conseguenza più preoccupante, se tutto ciò si avverasse, interesserebbe in primo luogo i finanziamenti poiché le banche finirebbero per esigere garanzie sempre maggiori e, in alcuni casi, l'aumento delle percentuali di spread.
In parole povere, credito più difficile e a condizioni assai più onerose. Per quanto riguarda Viterbo la situazione non è ancora del tutto negativa se si paragona a quella di altre province italiane che hanno raggiunto picchi davvero elevati di procedimenti fallimentari.
Napoli, ad esempio, guida la classifica con 1.128 aziende che hanno dichiarato il fallimento contro le sole 170 dell'anno precedente, registrando l'aumento record del 563,5%.
Segue al secondo posto la provincia di Lodi con un incremento del 407,7%. Pochissimi, invece, i capoluoghi in controtendenza dove è stata registrata una diminuzione dei fallimenti.
La migliore è Ragusa dove dalle 33 aziende fallite nel 2007 si è passati alle sole 19 nel 2008 (-42,4%).
Anche i tribunali confermano un generale aumento delle dichiarazioni di fallimento causato anche dai ritocchi effettuati sulla Legge fallimentare che ha allargato il perimetro delle imprese potenzialmente fallibili.
Si è cercato, infatti, di rendere più difficile la qualifica di piccolo imprenditore per permettere ad un numero sempre maggiore di aziende di affidarsi al procedimento fallimentare.
In media comunque si è verificato un aumento del 30% dei fallimenti e del 37% dei concordati preventivi.
Tutte le statistiche sembrano quindi sottolineare ancora una volta che gli effetti della crisi economico-finanziaria continueranno a pesare sul sistema produttivo nazionale.
Per ora le piccole aziende sono quelle che ne soffrono di più e la situazione della provincia di Viterbo sembra confermarlo
Francesca Buzzi
Corriere di Viterbo Martedì 27 Gennaio 2009




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