La nascita di un parco fluviale per la valorizzazione storica e naturalistica di un vasto territorio che corre lungo il Marta.
Proprio in relazione al progetto "Studi, analisi e interventi preliminari per la riqualificazione naturalistico-turistica e la costituzione del Parco fluviale del fiume Marta", sabato 30 maggio sarà inaugurato, per iniziativa dell'assessorato Ambiente della Provincia di Viterbo, il "Percorso naturalistico del fiume Marta: un territorio da scoprire."Ci sarà una cicloescursione che partirà alle 8,30 da piazza del Comune a Tuscania e raggiungerà la località Rocca Respampani nel territorio del comune di Monte Romano.
Sarà anche possibile arrivare in auto presso la Rocca dove avverrà la presentazione del percorso. Il progetto finanziato dalla Regione Lazio nasce con l'obiettivo di identificare percorsi alternativi da percorrere in bicicletta e a cavallo, che sono stati pensati per avere una loro autonomia e possibile fruizione giornaliera.
Ancora oggi, in questi territori esiste una rete di strade bianche che rappresentano un patrimonio ambientale e storico da percorrere osservando così da vicino particolari ambienti naturali.
L'itinerario si snoda lungo tutto il percorso del fiume Marta, dalla sorgente (lago di Bolsena, Comundi Marta) fino alla foce (Comune di Tarquinia), attraversando anche i territori dei Comuni di Tuscania e Monteromano, per una lunghezza complessiva è di 135 km e ripristinando in parte l'antica via medievale di comunicazione tra il porto di Corneto (Tarquinia) e il lago di Bolsena.
Il Marta sfocia nel mar Tirreno, dopo un corso di circa 50 km, nei pressi di Tarquinia; dove sorgeva, anticamente, il porto etrusco di Martanum.
Le prime notizie su Rocca Respampani risalgono al XII secolo quando viene menzionato un castrum Respampini.
In tale periodo la rocca apparteneva ai conti di Vetralla. Nel corso del Duecento la rocca fu al centro di importanti e complesse vicende belliche per il possesso territoriale dell'area, tra Viterbo, Roma, il papa e l'imperatore Federico II di Svevia.
Alla morte di Giacomo di Vico avvenuta nel 1435 la rocca e l'intero vasto latifondo agricolo vennero confiscate dalla Chiesa che nel 1456 cedette proprietà e diritti all'Ospedale di Santo Spirito in Sassia.
L'operazione, promossa da papa Callisto III, doveva garantire alla chiesa denari sufficienti ad armare una flotta contro i turchi infedeli nella conquista di Costantinopoli.
Nel 1606, ormai ritenuta insufficiente la vecchia rocca, venne avviata la costruzione di un nuovo castello, progettato da Carlo Antonelli, che in pochi anni portò a compimento l'intera costruzione.L'attuale maniera ha pianta quadrilatera con due grandi torrioni quadrati alle estremità

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