Nel 2007 la Regione Lazio ha deliberato un cospicuo finanziamento, corrispondente ad un milione di euro, per il recupero dell'importante monumento storico sulla via Francigena: i rilievi in corso sono necessari per arrivare al progetto definitivo da presentare affinché si possa procedere al restauro dell'edificio.
Sono previsti quindi alcuni interventi specifici, tra cui rilievi georadar, allo scopo di stabilire le condizioni dell'edificio, ed indagini non distruttive sullo spessore delle murature per definire la gravità del distacco degli intonaci e quindi lo stato degli affreschi, utilizzando la tecnica della termoluminescenza, l'unica praticabile su pareti affrescate.
"Ora non resta che aspettare il risultato delle indagini preliminari - spiega Luca Mancini, assessore alla Cultura -, dopodiché fisseremo un incontro con l'assessorato regionale per presentare i risultati.Presto avverrà anche un incontro fra le istituzioni e il comitato Salvaforocassio, che tanto si è battuto per ottenere il finanziamento.
La chiesa di Santa Maria di Foro Cassio è un patrimonio storico da salvaguardare, ma anche un bene importante per lo sviluppo culturale e turistico di Vetralla."
La chiesa è stata di recente oggetto delle ricerche di due studiosi, Simone Piazza, storico dell'arte dell'Università Paul Valéry di Montpellier ed il professor Carlo Tedeschi, paleografo della Cà Foscari di Venezia.
Ad attirare la loro attenzione è stata una monumentale Crocifissione, finora inedita, databile fra XI e XII secolo e collocata sulla parete di controfacciata della chiesa di Santa Maria di Foro Cassio.
"Si tratta di un documento pittorico - dichiara Carlo Tedeschi - in gran parte ancora leggibile che consente di aggiungere rilevanti informazioni utili alla conoscenza dell'edificio."Sola testimonianza dell'ubicazione dell'antica Foro Cassio, la chiesa di Santa Maria, il cui primo impianto si può far risalire al IX secolo, fu completamente ricostruita nel XII secolo quando divenne proprietà del Sovrano Ordine Militare dei Cavalieri di Malta che ne fecero un luogo di accoglienza per i pellegrini e che nel XIII secolo vi impiantarono un Ospedale per i lebbrosi.
Fu oggetto di restauri almeno fino al XIX secolo. La sua decadenza iniziò nel 1914, quando venne sconsacrata, e proseguì con l'acquisizione dell'edificio da parte di privati; oggi appartiene al Comune
Diana Ghaleb




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