"La crisi delle pmi - afferma quest'ultimo - da economica si è trasformata in finanziaria, il problema è la mancanza di liquidità, che non a caso, viene segnalata dalle imprese come una delle problematiche principali che hanno influito negativamente sull'andamento generale."Nell'indagine congiunturale del primo semestre del 2009, infatti, nel 45,9% dei casi una delle principali cause di recessione è l'insufficienza della domanda, seguita a ruota con il 27,3%, proprio dai ritardi nei pagamenti da parte dei committenti.
"Spesso sono proprio - sottolinea il presidente Orsolini - gli enti pubblici a ritardare i pagamenti. Il contraltare sono le banche che non solo non danno finanziamenti alle piccole e medie imprese ma in più pretendono un rientro veloce."Ma un altro dato allarmante è l'aumento del ricorso alla Cassa integrazione guadagni, sia ordinaria che straordinaria. Che può essere letto da due punti di vista diversi
"Da un lato - spiega Crea - è il termometro della sofferenza delle aziende che ricorrono agli ammortizzatori sociali, ma dall'altro significa che i datori di lavoro preferiscono trovare strade alternative al licenziamento."
"Datori e dipendenti - commenta il presidente Orsolini - si tengono a braccetto per risalire la china."Ma non è comunque un dato positivo.
"Nei primi sei mesi del 2009 - dice il direttore Crea - le ore di cassa integrazione ordinaria e straordinaria accordate alle industrie di Viterbo hanno subìto una crescita esponenziale, attestandosi al terzo posto regionale. L'incremento rispetto allo stesso periodo del 2008 è stato del 481,2%: una cifra imponente che però rappresenta circa la metà del dato rilevato nella provincia di Latina (850,9%), e resta inferiore al livello del Lazio (575,8%) e di quello complessivo italiano (805,7%). Sale anche il ricorso alla cassa integrazione straordinaria al 41,4%, mentre a livello regionale è aumentata del 294,7%."Dall'analisi risulta ancora di segno negativo l'andamento della produzione (con una diminuzione dei livelli produttivi del 60%; un aumento del 6,7%; stabile per il 33,3%) e quello degli ordinativi, che si conferma sofferente sul mercato estero sia europeo (sale dal precedente 68,4% all'80% la percentuale di aziende che registra un calo degli ordinativi europei) che dell'area extra Unione Europea (il calo passa dal 62,5% del 2008 al 75%). In entrambi i contesti la percentuale delle aziende ottimiste resta al livello "zero". Ma sottolinea il direttore Giuseppe Crea che
"un dato invece in controtendenza è il livello di ordini dall'Italia che timidamente è aumentata dal 10% (del secondo semestre del 2008) al 25%."Una dinamica positiva si registra per il fatturato sul mercato interno e su quello europeo mentre resta negativo quello extra Ue.
"Siamo fiduciosi - concludono - ma non crediamo in un miglioramento in un futuro prossimo"
Alessia Orlando
Corriere di Viterbo Venerdì 25 Settembre 2009




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