L'altare, dietro al quale si trova un'edicola quadrangolare di marmo con l'immagine votiva della Madonna, presenta motivi decorativi a grottesca analoghi a quelli del portale e non è in asse con l'entrata, probabilmente per ricevere una maggiore illuminazione dalla finestra. Uno degli aspetti più rilevanti del tempietto è il pavimento policromo realizzato dal viterbese Paolo di Nicola alla fine del XV secolo, in maiolica smaltata dipinta, dove trovano spazio decorazioni con motivi geometrici, animali e vegetali, che richiamano da vicino l'analoga pavimentazione della Cappella Mazzatosta in Santa Maria della Verità. Fortemente danneggiato da infiltrazioni di umidità, il pavimento necessita di un urgente intervento di restauro. Altro elemento di rilievo è la cupola, probabilmente non originale e databile al XVII secolo, quando fu sottoposta a pesanti restauri. La copertura, in mattoni disposti "a squame", è divisa all'interno da otto spicchi inquadrati da costoloni fortemente aggettanti e si conclude con un raffinato lanternino a balaustri. Durante gli anni Trenta il tempietto, come risulta dalla relazione redatta in occasione dei primi interventi di restauro,
"era quasi nascosto tra le case che sorgevano tra Ponte Tremoli e le vie Cairoli e Magliatori."Furono allora demoliti i fabbricati addossati all'edificio e per effetto della copertura del fosso Urcionio e dell'apertura della nuova via Littoria, il tempietto rimase isolato sull'asse compreso tra piazza Plebiscito e il piazzale San Giovanni. Proprio per la particolare posizione che si trovò ad assumere, il tempio fu allora scelto come
"Sacrario dei Caduti della Patria e per la causa fascista"e venne restaurato nel rispetto delle sue linee originali con interventi resi al rafforzamento della struttura
Corriere di Viterbo Mercoledì 21 Ottobre 2009




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