L'incredibile bellezza della pittura piermatteana si è iniziata a riscoprire grazie alla mostra curata da Francesco Federico Mancini e Vittoria Garibaldi a Terni ed Amelia nel 2009. Vittorio Sgarbi nel 2008 aveva peraltro avuto il merito fondamentale di sollevare il polverone affermando che tutta una serie di opere "minori", ritenute per lungo tempo di artisti ignoti o conosciuti per una sola opera firmata, quali il Maestro di Toscolano, il Maestro di Castiglione in Teverina e Domenico Velandi, erano da ritenere di paternità di Piermatteo d'Amelia, raggruppando insieme opere studiate in precedenza da Federico Zeri, Aldo Cicinelli, Italo Faldi, Roberto Cannatà. Maria Teresa Marsilia, nel 2007, è stata lungimirante e coraggiosa a dubitare dell'esistenza di un non ancora identificato maestro ritenendo il grande affresco di San Rocco a Castiglione in Teverina quantomeno sicuramente ideato, e forse in gran parte anche eseguito da Piermatteo.
Ci si è così resi conto che esiste una cultura figurativa piermatteana che trova precisi riscontri con modelli aulici soprattutto fiorentini (i quali emergono pienamente anche a Vasanello, che sarà compito del convegno del 2 ottobre segnalare agli uditori); esiste pure una linea di evoluzione stilistica della sua pittura, una diffusione dei suoi disegni e cartoni che costituisce prova inconfutabile del successo delle sue "invenzioni", una galassia di soci e collaboratori che gravitarono attorno al maestro diventato negli anni un autentico impresario, infine un corollario di testimonianze della sua "scuola", anche se le opere rappresentative a livello internazionale restano poche, in attesa di altre scoperte e attribuzioni. La sua bottega, attiva in un raggio geografico esteso praticamente dai Monti Sibillini fino alla costa del Tirreno, fu anello di congiunzione di realtà territoriali limitrofe e comunicanti: ovvero Marche, Umbria e Lazio. Non è pertanto assolutamente un caso che a Vasanello si trovino due interventi diversi, ambedue certamente da assegnare all'artista: la qualità di entrambi è altissima, sia nel piccolo oratorio di San Lanno sia nel monumentale interno della chiesa di San Salvatore.
Saverio Ricci Università della Tuscia




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