Appuntamento oggi pomeriggio alle 17,30 per gli ultimi festeggiamenti della Festa della castagna. I pregevoli frutti che si producono e raccolgono nelle terre della Tuscia sono considerati eccellenti e di particolare qualità organolettiche che li pongono al primo posto, nelle produzioni nazionali. La preoccupazione dei produttori e le difficoltà che il settore castanicolo sta attraversando in questi ultimi anni, specie con l'insorgenza del gravoso problema dovuto all'insediamento del cinipide galligeno Dryocosmus kuriphilusYasumatsu, che oltre a creare un danno ambientale, ne crea uno anche economico nella zona dei Monti Cimini che di certo non versa in buone condizioni. Già in considerazione del fatto che il settore delle castagne e quindi il marrone, stanno scontando la mancanza di una programmazione e di una serie di strategie, da mettere comunque in campo, per la difesa del mercato e quindi per l'originalità del prodotto. Il tutto con un conseguente crollo dei prezzi e l'immissione sul mercato di una produzione di bassa qualità che comunque arreca danno all'immagine della castagna nostrana. L'unico sistema, per combattere l'imenottero infestante è la lotta biologica integrata. L'appello quindi dei produttori è rivolto alle istituzioni locali del territorio, (Comuni interessati, Provincia di
Viterbo e Regione Lazio), ma non solo, anche alle Università, al ministero delle Risorse agricole ambientali e forestali, affinché non si perda ancora ulteriore tempo utile e sia introdotta al più presto la lotta biologica integrata, con l'immissione del Torymus sinensis, un insetto parassidoide appartenente all'ordine degli imenotteri, utile nel controllo biologico del Cinipide galligeno del castagno. E ancora, che per quanto riguarda il mercato, sia al livello del Parlamento nazionale ed europeo, i rappresentanti italiani si facciano interpreti delle istanze degli agricoltori e dei produttori affinché con adeguata azione siano difese le produzioni italiane, sia sul mercato interno che internazionale, da eventuali frodi (a danno della qualità) o provenienze che non hanno nulla a che fare con le qualità organolettiche del prodotto italiano. Concludono gli agricoltori viterbesi:
"Non vogliamo svendere il nostro prodotto e il nostro lavoro. Non ci stiamo più"
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