"Il soggettivismo di Luigi Pirandello, - spiega il regista - che un secolo fa apriva al linguaggio creativo l'analisi delle nevrosi che caratterizzano il Novecento, mi conduce in un territorio teatrale che non mi appartiene, ma che mi fornisce l'occasione per un nuovo percorso di indagine, alle prese con le inevitabili questioni di un'identità compromessa. ‘Uno, nessuno e centomila’ non è però una drammaturgia teatrale, e questo mi conforta. È un romanzo umoristico, come lo stesso autore definiva l'opera, l'ultimo della sua produzione letteraria, in cui si ha la sintesi dei temi legati al relativismo soggettivo che ha permeato tutta la sua letteratura. Per compiere questo esperimento di avvicinamento a Pirandello mi avvalgo dell'adattamento di Giuseppe Manfridi con l'intento comunque di interferire con esso, facendolo attraversare da alcune pagine del romanzo, e con la necessità di filtrarlo attraverso un'idea scenica che restituisca i segni del mio modo di disegnare il teatro. Un accostamento difficile, certo, un azzardo forse. Questa scelta rappresenta sicuramente il desiderio della sfida che contraddistingue il mio lavoro, che mi attrae anche quando non c'è alcuna certezza di farcela; poi il desiderio di mettere in gioco il mio immaginario astratto insieme alla passione attorale di mio fratello Fulvio, generando ancora una volta un conflitto espressivo, vitale nel comune viaggio che abbiamo intrapreso da anni. E ancora la curiosità verso l'opera pirandelliana, finalmente non più vincolata - conclude cauteruccio che così può essere frequentata liberamente anche da un artista come me che ha prediletto finora altre scritture"
Sara Pandolfi
Corriere di Viterbo Sabato 29 Gennaio 2011




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