Tra Soriano, Bomarzo e Vitorchiano si ha la massima concentrazione di are rupestri pagane e di epigrafi latine, sempre rupestri, oggi conosciuta nei paesi mediterranei. É un patrimonio ancora poco conosciuto al grande pubblico e scarsamente valorizzato. Sono rari gli studi e le pubblicazioni che riguardano questi monumenti insoliti e dall'aspetto talvolta inquietante. É quanto descrive il nuovo libro
"Monumenti rupestri etrusco-romani tra i monti Cimini e la valle del Tevere"
di S. Steingraeber e F. Prayon presentato a Canino in occasione della prima giornata della "Sagra dell'olio". Gli autori sono due delle più prestigiose firme mondiali nello studio delle antichità italiche e si tratta della prima pubblicazione che descrive scientificamente e cataloga la gran parte di queste preziose emergenze archeologiche. I luoghi non sempre agevolmente accessibili, hanno sottratto agli sguardi e all'interesse di appassionati e studiosi come pure di semplici visitatori e curiosi monumenti insoliti, strani, talvolta unici costituiti da residui di pietra lavica. Il tutto si trova in un territorio impervio e selvaggio, caratterizzato da valli scoscese frapposte tra aspri pianori tufacei i cui ripidi fianchi strapiombano sui letti di fossi e torrenti, ladove la presenza dell'uomo si è limitata a qualche casale. Ma la cosa che maggiormente colpisce l'escursionista è la presenza a valle, o in apparente precario equilibrio sui tormentati versanti, di un impressionante numero di enormi massi tufacei, evidentemente distaccatisi ab antiquo dai sovrastanti pianori a causa dei movimenti tellurici e dell'azione corrosiva dell'acqua e del vento, e rotolati giù nei valloni, quando non artatamente trattenuti da ostacoli lungo il loro percorso. Tombe, are o quant'altro di simile possano essere i monumenti rupestri tra i Monti Cimini e la Valle del Tevere di cui il libro si occupa, sprigionano un fascino del tutto particolare e ci pongono muti e inquietanti interrogativi. Davanti a quello che comunemente viene chiamato "secondo sasso del predicatore" nella Selva di Malano, tra Bomarzo e Soriano nel Cimino, si prova - secondo qualcuno - la stessa attonita sorpresa dei primati che nel capolavoro di Kubrick "2001 Odissea nello spazio" scoprono il famoso monolite nero che lancia segnali verso Giove. Ma l'autentica meraviglia di questa serie di singolari architetture rupestri è la cosiddetta "Piramide" di Bomarzo: viene da chiedersi come sia possibile che un tale monumento - unico nel suo genere - sia rimasto per secoli sconosciuto. Il nome che gli è stato attribuito è dovuto al fatto che il ciclopico macigno posato su un costone del bosco in località "Rocchette", saldamente sostenuto da altro enorme masso che poggia sul declivio della scarpata compensando il dislivello, ha una forma di piramide. Il libro rappresenta - come è stato sottolineato - la prima opera per quanto possibile completa, condotta con metodo scientifico da studiosi di fama internazionale specialisti del settore, sui monumenti rupestri etrusco-romani dislocati nell'area compresa tra i Monti Cimini e la Valle del Tevere. Il primo testo che cerca di darne una catalogazione e quindi una classificazione con riferimento alla cronologia, tipologia e funzione, promuovendo altresì il raffronto con monumenti simili dell' area romana. E questo è frutto dell'opera compiuta dall'associazione Canino Informazioni Onlus e da. Prayon e Steingrber ha consentito di dar vita e corpo a questo progetto. Stephan Steingrber, studioso tedesco che ha scelto la Tuscia come residenza, è autore di molti studi sugli Etruschi ed aveva già pubblicato con l'associazione Canino Informazioni Onlus nel 2009 "La necropoli etrusca di San Giuliano e il museo delle necropoli rupestri di Barbarano Romano", mentre Friedhelm Prayon ha presentato nel corso del convegno "L'Etruria rupestre dalla protostoria al medioevo"tenutosi a Blera e Barbarano Romano nell'ottobre 2010, lo studio preliminare del di quello che è il contenuto del libro
Corriere di Viterbo Domenica 4 Dicembre 2011

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