Sempre più ingombrante il problema dell'importazione delle nocciole turche in Italia. In una zona, come quella dei Cimini, dove la produzione di nocciole è una delle più importanti risorse territoriali, la situazioni sta preoccupando i nocciolicoltori da un punto di vista dei ricavi economici.
Inoltre legati all'importazione del prodotto turco ci sono alcune problematiche di carattere qualitativo che hanno avuto un'eco anche a livello comunitario nel 2007 e nel 2008.
Decine e decine di partite di nocciole turche segnalate in tutta l'Unione europea perché fuori norma per il contenuto di aflatossine.
Nel frattempo la situazione non è migliorata. Infatti nelle prime 20 settimane del 2009 sono state ben 30 le segnalazione del Rasff (il sistema di allarme rapido comunitario) su partite di nocciole turche nell'Unione Europea - circa 1,5 partite non conformi alla settimana - con una fortissima prevalenza delle segnalazioni dalla Germania, che dalla Turchia importa circa la stessa quantità di nocciole del nostro Paese.
"Se inoltre consideriamo - dichiara il presidente della Coldiretti Leonardo Michelini - che il prezzo delle nocciole è praticamente dimezzato, dai 280/290 euro del 2006/2007 ai 150/160 euro del 2008/2009, possiamo ben capire come l'economia del territorio dei monti Cimini (che produce circa 370mila quintali di nocciole all'anno per un giro di affari nel 2007 superiore ai 14 milioni di euro) sia praticamente in ginocchio."
"Intanto a fronte di una produzione nazionale di 50 milioni di nocciole sgusciate - ha aggiunto il direttore della Coldiretti, Gabriel Battistelli - le importazioni fanno segnare un valore di 25 milioni di chilogrammi.
In sostanza su tre nocciole trasformate, per ottenere creme, cioccolatini dolci e gelati, una è di importazione (ed è turca), ma i consumatori non lo sanno.
Da ciò si evidenzia l'assoluta necessità di dar vita ad una filiera tutta agricola, tutta italiana, tutta cimina."
Un vero peccato per la nocciola dei monti Cimini. Della specie Corylus avellana cultivar, detta "tonda gentile romana", trae il suo nome innanzi tutto dalla sua forma, quasi una sfera perfetta, dal piacevole aroma ed infine dal luogo ove è coltivata.
L'area dei monti Cimini, compresa tra i Comuni di Caprarola, Ronciglione, Soriano nel Cimino e Capranica, ha visto crescere la propria coltivazione, dagli anni cinquanta del novecento ad oggi, ottenendo così un primato a livello regionale ed ultimamente anche a livello nazionale.
é dunque divenuta il prodotto di punta della Tuscia e il volano di un'economia basata sul turismo, in un territorio ricco d'arte, storia e tradizioni

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