L'artista infatti rappresenta al meglio quella frangia "neoconservatrice" che tanto successo ha ottenuto su scala globale. Il suo nomadismo intellettuale lo sprona a viaggiare nella storia come in una banca dati, con quel rinnovato attraversamento reale e virtuale di frontiere non in termini nostalgici, all'opposto con euforica sovranità interpretativa. Il propizio osservare di Steve cristallizza un vero ready made fatto a mano, trasmettendo con l'immagine impressioni d'una realtà suscettibile di futuri cambiamenti radicali. L'esistenza risulta positivamente mediata grazie alla sublimazione d'una forma stampata.
Questa è la linea eterea dell'artista: copiare figure adattandole ai suoi parametri pittorici, ricomporle nell'attrattiva dell'unità e sacralità espressiva, in nome di uno scopo distintivo. Steve attua riletture postmoderne e pacifiche dell'arte pop, riscoprendo quell'individualità artistica nella supposta anonimità della cultura di massa e l'esigenza di memoria storica in opposizione alla presunta amnesia della cultura modernista
Corriere di Viterbo Sabato 24 Aprile 2010
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