sabato, aprile 17, 2010
Il Palazzo dei Priori di Viterbo
Iniziato alla metà del XIII secolo, il Palazzo dei Priori subì molte trasformazioni e fu completato nell'aspetto attuale verso la metà del XVI secolo. L'esterno è caratterizzato da un portico a nove archi e un'imponente facciata rinascimentale con due ordini di finestre: a croce guelfa al primo piano, ad arco al secondo mentre al centro campeggia lo stemma del papa Sisto IV Della Rovere (1481). Dall'ingresso al centro del porticato si accede al giardino interno delimitato verso la valle di Faul da una balaustra in peperino e ornato da un'elegante fontana (1626), scolpita su disegno del viterbese Filippo Caparozzi. Il portico interno è databile al 1541 mentre il sovrastante loggiato è del 1632. Uno scalone interno conduce al piano nobile. Qui, la Sala Regia (o Erculea), grande sala di rappresentanza, venne affrescata sul finire del 1500 dal bolognese Baldassarre Croce. Nel bellissimo soffitto il viterbese Tarquinio Ligustri dipinse castelli e terre assoggettati a Viterbo. I riquadri che ornano le pareti raffigurano le origini mitiche e fantastiche della città e avvenimenti storici locali; due grandi pannelli topografici raffigurano le terre della Tuscia romana donate dalla contessa Matilde di Toscana alla Chiesa e le terre dell'attuale Tuscia viterbese con i nomi dei paesi e delle città dell'epoca. La Sala del Consiglio esibisce pareti, dipinte nel 1558 da Teodoro Siciliano, che raffigurano personaggi mitologici e storici fantasticamente collegati alle origini di Viterbo. Il soffitto a cassettoni è quello originale del XV secolo. Di epoca più recente gli stemmi dipinti in onore di alcuni pontefici le cui famiglie godevano della cittadinanza viterbese. La Sala dei Paesaggi (Sala delle Bandiere) ha alle pareti dipinti che raffigutano paesaggi della Tuscia, attribuiti a Giuseppe Torriani (1789). Nella Cappella Palatina, iniziata nel 1599 e dipinta dopo il 1610, gli affreschi dedicati a storie della Vergine sono di Filippo Cavarozzi e del romano Marzio Ganassino; gli stucchi e l'altare sono opera dell'artista romano Giovanni Antonio Spinzio. Nella parete d'ingresso sono dipinti santi e beati viterbesi tra cui San Lorenzo, protettore della città. La pala d'altare con la "Visitazione" è opera di Bartolomeo Cavarozzi (1622). La Sala dell'Aurora prende il nome dal dipinto sul soffitto rifatto nel dopoguerra. La Sala Rossa presenta mobili di notevole pregio e due quadri che rappresentano il "Sacrificio di Polissena" di Domenico Corvi (fine XVIII sec.) e lo "Sposalizio della Vergine" (copia) di Pietro Vanni ( sec. Xix). Nella Sala della Madonna gli affreschi sono dedicati alla Vergine, con particolare riferimento ai miracoli della Madonna della Quercia, venerata dai Viterbesi nel santuario omonimo. Il corridoio di collegamento tra il Palazzo dei Priori ed il Palazzo del Podestà costituisce la Pinacoteca, in cui sono conservate opere dell'artista viterbese Rolando di Gaetani che riproducono la necropoli di Castel d'Asso, la storia leggendaria di Viterbo (Ercole che lotta contro il leone Nemeo) e l'emblema con la scritta Favl, le iniziali dei 4 villaggi etruschi (Fanum, Arbanum, Vetulonia e Longula) che la leggenda vuole uniti da re Desiderio nella cinta muraria dell'antica Castrum Viterbii.
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