mercoledì, aprile 28, 2010

Lo sposalizio dell'albero a Vetralla

La primavera, il bel tempo e la rinascita della natura sono gli elementi fondamentali dei riti di maggio che i centri della Tuscia si apprestano a celebrare a partire da San Pellegrino in fiore che richiama a Viterbo migliaia di persone e che rinvigorisce con fiori e colori l'antico quartiere di San Pellegrino. Quanto il ritorno in fiore della natura sia importante è dimostrato dal famoso sposalizio dell'albero che si celebra l'8 maggio a Vetralla nel bel mezzo dei boschi. Tra faggi e cerri, in un ambiente che conserva il suo fascino naturale, Vetralla, con il suo abitato che dal centro storico si dipana verso le borgate di La Cura e La Botte, rappresenta uno dei luoghi più affascinanti "alle porte di Roma". Il Papa Eugenio Iii, Bernardo Paganelli da Monte Magno, quasi otto secoli e mezzo fa, costretto a lasciare la sua sede perché impedito a raggiungere San Pietro, trasferì la sua sede prima a Farfa e poi a Viterbo e, raccontano gli Annales Ecclesiastici, da Vetralla indisse la seconda Crociata, predicata da San Bernardo di Chiaravalle e guidata dall'imperatore tedesco Corrado III e dal re di Francia Luigi VII. Fu solo un'illusione e la spedizione fallì clamorosamente. Ma nella storia di Vetralla l'evento segna un'importante tappa. Sorto come fortificazione lontano dalle vie Consolari, il Castrum Vetrallae, situato su quella che poi è diventata la via Francigena, passaggio obbligato di pellegrini e viandanti, attraverso i secoli si è sviluppato fino a diventare una tappa importante sul cammino verso Roma. Il feudo viene, quindi, concesso agli Orsini e dal 1345 ai Prefetti di Vico che, un secolo dopo, vengono cacciati ad opera del cardinale Vitelleschi. Dopo essere appartenuto agli Anguillara, torna sotto la giurisdizione della Chiesa. i Vetrallesi sembrano accettare di buon grado la protezione della Santa Sede anche se non mancano episodi di intolleranza. Uno di questi viene ricordato negli annali col nome di Vespri vetrallesi ed ha luogo nel 1493 ai tempi del cardinale governatore Giovanni Borgia, nipote di Papa Alessandro VI. Il 4 aprile 1783 Vetralla ottiene da Pio VI il titolo di "città" e durante la dominazione francese diviene capoluogo del Cantone dei Cimini. i secoli, però, non hanno influito sull'ambiente e non hanno intaccato il tradizionale rapporto tra uomo e natura, soprattutto con quel bosco dove ogni anno, l'8 maggio, festa di San Michele Arcangelo, al Monte Fogliano, la cittadina celebra lo "Sposalizio dell'albero". é un rito singolare che dopo una cerimonia religiosa, prevede la rogazione di un atto che sancisce il diritto della popolazione di possedere il bosco e l'eremo di Monte Fogliano. Dal '96 Vetralla è gemellata con Venezia, dove si celebra lo Sposalizio del Mare. Vetralla è accogliente per le immancabili escursioni in mezzo a querce, cerri e altri alberi del sottobosco, si possono visitare le belle chiese, tra cui il Duomo e quella di San Pietro. In quest'ultima, risalente al XIV secolo, è conservata la pala della Madonna del Riscatto o della Misericordia che ogni 25 anni viene solennemente portata in processione per le vie della cittadina.
Nel bosco di Monte Fogliano si trovano tra i 600 e 850 metri sul livello del mare il castagno che, mescolato al cerro, forma una vasta cintura di verde rivestendo terreni di natura vulcanica. Lungo il percorso si ha la possibilità di osservare cospicue rocce vulcaniche, celebri per la loro particolare formazione. La cima del monte è rivestita da faggio e cerro, mentre la cerreta pura dalla pianura tende verso la cima. Consociati a queste specie si rinvengono inoltre carpini, ornelli, aceri e, sporadici fra sottobosco di spino, nespoli, erica e felci. Monte Fogliano si configura come un'intatta e preziosa oasi ecologica, isola di verde e d'aria salubre; per queste sue caratteristiche è sempre più amato e ricercato da quanti desiderano fuggire dal caos cittadino. Dalla sommità si gode di una vista stupenda sul lago di Vico. Il rito dello "Sposalizio dell'albero" offre l'opportunità di una visita
Corriere di Viterbo Mercoledì 28 Aprile 2010

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