Nella mostra "La Pop Art" allestita fino al 15 gennaio 2012 presso il museo della Rocca Albornoz di Viterbo è possibile ammirare tra i cento quadri anche opere, mai esposte a Viterbo, di due grandi esponenti mondiali, due veri e propri "mostri" della Pop Art. Come Roy Fox Lichtenstein e Robert Rauschenberg. Roy Fox Lichtenstein è stato un artista statunitense, tra i più celebri esponenti della Pop Art. Dal 1960 al 1963 ha insegnato al Douglass College, nel New Jersey. Ha conosciuto Allan Kaprow, Claes Oldenburg, George Segal. Ha frequentato anche gli artisti di Fluxus, tra cui George Maciunas e Dick Higgins. Ha inserito nei suoi lavori elementi tipici del mondo pubblicitario e dei fumetti, utilizzato il puntinato Benday e si è avvicinato a tematiche pop. Nel 1963, Philip Johnson gli commissinò un murale destinato al New York State Pavillon per l'Esposizione Universale del 1964. Ha creato le prime sculture in metallo smaltato.

Nel 1965 ha realizzato numerosi lavori in ceramica e è si dedicato ai dipinti della serie intitolata Brushstroke, dove ha riproposto, in modo personalissimo, la matericità e l'irruenza gestuale dell'Espressionismo Astratto. Nel 1969 il Solomon R. Guggenheim Museum di New York gli ha dedicato una retrospettiva. Ha creato i primi dipinti di specchi e lavori sulle piramidi. Nel 1970 ha realizzato un murale per la Facoltà di medicina dell'Università di Dsseldorf, esposto al Museum of Contemporary Art di Chicago e al Seattle Art Museum. Robert Rauschenberg (pseudonimo di Milton Ernst Rauschenberg) è stato un fotografo e pittore statunitense, espressione collaterale della pop art con una inedita corrispondenza con l'espressionismo astratto. Una delle sue prime opere è Letto (1955), dove l'artista porta all'interno dell'installazione un letto reale, nelle sue naturali dimensioni, interviene però su di esso con il colore, sporcandolo con scolature, macchie, mescolanze. Tale opera lo inserisce in un contesto artistico molto ampio e quantomai frastagliato, quello del cosiddetto New Dada giunse in Europa nel 1964 quando erano già trascorsi sei anni da quando Rauschenberg aveva utilizzato per la prima volta quattro bottiglie di Coca Cola in una sua opera. Presentare oggetti d'uso quotidiano o rottami come opere d'arte o come elementi di una composizione, non era una novità assoluta: lo avevano già fatto i dadaisti fin dal primo dopoguerra.

Rauschenberg, nipote di un berlinese e di una indiana Cherokee, si propose in tal modo di riempire il vuoto esistente tra l'arte e la vita. Robert Rauschenberg vince nel 1964 alla Biennale di Venezia dove viene definitivamente proclamato il successo della pop art americana. La mostra presso il Museo della Rocca Albornoz di Viterbo resterà aperta, come detto, fino al 15 gennaio. Orario: dal lunedì al venerdì: dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19,30. Sabato, domenica e festivi (ad esclusione del 25.12.2011 e del 1.01.2012):: dalle 10 alle 19,30 con orario continuato

Corriere di Viterbo Sabato 26 Novembre 2011

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