Il lago di Bolsena, ospitato nella più grande caldera vulcanica d'Europa, impreziosito dalla presenza di due isole rocciose, la Martana e la Bisentina, residui degli ultimi crateri esplosi, ricco di acque limpidissime in ogni stagione dell'anno, esercitò fin dalla più remota antichità una particolare attrattiva nei confronti delle comunità che abitavano sulle colline circostanti e che, più volte in varie epoche, si trasferirono dai loro villaggi d'altura sulle sponde lacustri, coltivando terre fertilissime, praticando l'allevamento e, soprattutto, sviluppando le tecniche e le attrezzature per la pesca. Nell'età del ferro (ix-viii sec. a.C.) i Villanoviani (diretti antenati degli Etruschi) fondarono due grandi abitati in prossimità del lago: sulla sponda occidentale Bisenzio, costruito sopra un'altura rocciosa che si protende a picco sulle acque, e sul versante opposto il "Gran Carro", in origine situato al centro di una vasta pianura che il progressivo sollevamento del livello lacustre ha definitivamente sommerso. In epoca etrusca il bacino del lago di Bolsena fu zona di confine tra i territori di due tra le maggiori città d'Etruria, Vulci e Volsinii, mentre dalle fonti classiche sappiamo che sul suo settore sud-occidentale, collegato al Tirreno attraverso la valle del Marta, giunse anche l'influenza della potente Tarquinia. Volendo seguire un itinerario diretto alle più importanti località abitate dagli Etruschi
intorno al lago di Bolsena è opportuno iniziare con una visita ai resti della città etruscoromana di Volsinii, fondata dopo la distruzione di Velzna, l'attuale Orvieto, che i Romani rasero al suolo nel 265 a.C., deportandone i superstiti sui monti Volsini. L'ingresso agli scavi si trova a un centinaio di metri dal Castello di Bolsena, lungo la Strada Provinciale 53 (Bolsenese), e vi si può accedere anche in macchina. All'ingresso, sulla sinistra, i resti poco conservati di un vasto impianto termale del i sec. d.C. da cui, procedendo per il sentiero, si raggiunge la spianata del foro, di epoca flavia; la relativa pavimentazione è stata in gran parte asportata e riutilizzata nel corso del Medioevo per costruire il vicino quartiere del Castello, primo nucleo dell'odierna Bolsena, e la Rocca Monaldeschi, sede del Museo territoriale del lago di Bolsena, dove sono esposte varie testimonianze etrusche del circondario, oltre ai resti di Volsinii. I lati nord e sud della piazza sono delimitati da due larghi assi stradali, mentre il lato ovest, rivolto verso il lago, era occupato in origine da una grande basilica che, nata come edificio pubblico in cui si amministrava la giustizia, fu trasformata sotto Costantino in luogo di culto cristiano. Scendendo la scalinata al centro del lato settentrionale del foro, una via tecta (cioè in origine coperta da una volta) passa davanti alla latrina pubblica della città e ci conduce alla zona riservata alle abitazioni private. Si entra nell'area della Casa delle Pitture, le cui stanze sono ancora oggi decorate con pregevoli affreschi del III sec. d.C., e, scendendo lungo una profonda scalinata nel sottosuolo, si accede a un ambiente sotterraneo in cui si praticavano
segretamente i riti in onore di Bacco. Poco oltre si trova la Casa ad Atrio, caratterizzata da un prezioso pavimento in marmi policromi (opus sectile) e da una grande fontana monumentale (ninfeo), circondata da nicchie che in origine ospitavano statue. Scendendo sull'attuale via Cassia (S.R. 2) e prendendo a destra raggiungiamo dopo appena 12 km San Lorenzo Nuovo che, come dichiara il nome stesso, ha origini recenti, ma nel territorio conserva importanti tracce etrusche, riferibili al grande insediamento di Civita di Grotte di Castro. Presso la chiesetta campestre della Madonna di Torano, che si può raggiungere facilmente percorrendo un sentiero che parte dal paese stesso, a meridione, sono ancora visibili molte tombe a camera, variamente utilizzate in tempi recenti. Tra queste si distingue la cosiddetta Tomba della Colonna, a unico grande ambiente, con banchine funebri sui lati e il soffitto a doppio spiovente, sostenuto al centro da una colonna tuscanica, anch'essa ricavata nel masso tufaceo. Tornati sulla via Cassia e dirigendoci verso nord, prima di raggiungere Acquapendente attraversiamo l'altopiano di Campomorino, dove si concentrano le presenze etrusche del territorio. In località Casale Lutinanino esisteva una piccola necropoli di tombe a camera databili nel periodo ellenistico (iv-ii sec. a.C.); fino a qualche anno fa si potevano osservare un paio di sepolture, una delle quali, visibile solo dall'esterno a causa del crollo del soffitto, presentava nella camera principale varie deposizioni ricavate in fosse
e in loculi, mentre un'altra, a cui si accedeva dall'antico ingresso, presentava una pianta a croce greca e il soffitto dell'atrio a doppio spiovente, con il trave di colmo e i travicelli trasversali scolpiti ad imitazione di un tetto domestico. Superata Acquapendente, proseguendo sempre verso nord lungo la via Cassia, appena prima del Ponte Gregoriano che scavalca il Paglia, al bivio giriamo a sinistra, imboccando la S.P. 52 (Procenese) e raggiungiamo Proceno dopo un tragitto di appena dieci minuti. Suggestiva è la posizione dell'abitato, arroccato sopra una rupe imprendibile, in epoca etrusca appartenente al territorio della città/stato di Chiusi, tanto che la tradizione vuole che il mitico re chiusino Porsenna abbia trovato sepoltura sopra un poggio nelle vicinanze del paese (Poggio Porsenna), lasciando retaggio del proprio nome nel nome stesso di Proceno. Tornati indietro fino alla via Cassia, che percorreremo a ritroso fino ad Acquapendente, attraversiamo di nuovo l'abitato e svoltiamo a destra all'incrocio tra la via Cassia e la S.P. 124 (Torretta), in direzione di Grotte di Castro; il tragitto è breve e ci conduce nel territorio più ricco di testimonianze etrusche dell'intero bacino lacustre. In paese merita senz'altro una visita il Museo civico archeologico, dove sono esposti corredi funerari di epoca arcaica provenienti dalle necropoli della zona, relative al grande insediamento sorto sull'altura di Civita (Salpinum?); scendendo da
Grotte verso il lago lungo la S.P. 48 (Gradoli-Grotte di Castro), dopo aver costeggiato per un certo tratto sulla sinistra il pianoro tufaceo di Civita, si raggiunge il parco archeologico di Pianezze, dove si possono ammirare, scavate in un costone di tufo, una ventina di grandi tombe a camera con interni scolpiti e, in un caso, dipinti. Dalla necropoli di Pianezze proseguiamo in direzione del lago di Bolsena e, al primo incrocio, voltiamo a destra, verso Gradoli, proseguendo per la S.P. 212 di Gradoli (già Strada Statale 489) che, però, lasciamo ben presto, dopo appena un chilometro, girando a sinistra all'incrocio con la S.P. 114 (Lago di Bolsena), per dirigerci alla volta della sponda lacustre di Capodimonte: dopo un tragitto di circa otto chilometri percorso a ridosso delle sponde lacustri, saremo suggestionati dalla verde mole di Monte Bisenzo, sede di un abitato etrusco (Bisenzio) che, sviluppandosi nell'entroterra, arrivò a estendersi fino alla collina della Palazzetta, coprendo un'estensione di ben 85 ettari; il sito, organizzato a parco archeo-naturalistico, è raggiungibile attraverso un sentiero che si stacca sulla sinistra della Strada Provinciale al culmine della salita corrispondente all'ingresso nell'area dell'antico abitato. Terminata la visita e tornati sulla S.P. 114, ne percorriamo l'ultimo tratto che si immette sulla S.P. 8 (Verentana), all'incrocio voltiamo a sinistra e ci immettiamo sul lungolago di Capodimonte, proseguendo poi per Marta, distante poco più di due chilometri. Dopo aver attraversato l'abitato lungo la centrale via Laertina, oltrepassiamo
il fiume omonimo del borgo, unico emissario del lago di Bolsena e, in epoca etrusca, via di comunicazione di primaria importanza tra la costa tirrenica e la Val di Lago volsiniese, direttamente collegata dal fiume anche ai grandi centri etruschi di Tarquinia e di Tuscania. Presso la bocca del Marta si erge il colle di Cornossa, già sede di un abitato etrusco a cui si deve la presenza delle necropoli sparse nel territorio. Lasciata Marta, possiamo raggiungere direttamente Montefiascone lungo la S.P. 8 oppure, percorrendo nella stessa direzione la strada sterrata che lambisce la sponda lacustre e che conduce al lido di Montefiascone, dopo un paio di chilometri arriviamo nella zona in cui, anni addietro, furono scoperti i resti di un santuario etrusco, frequentato tra il VI e il III sec. a.C. Proseguendo oltre lungo la stessa strada, dopo pochi minuti incontriamo nuovamente l'asfalto e ci immettiamo sulla S.P. 16 (Lago di Bolsena), che sale verso Montefiascone, il centro più grande e più longevo del circondario lacustre, sorto su un colle tra i più elevati dei monti Volsini, da cui si gode un panorama stupendo del lago di Bolsena, e lo sguardo può spaziare tra il mar Tirreno e gli Appennini, tra il monte Amiata e il monte Cimino. La fase etrusca dell'abitato è documentata sia sul culmine del sito, dove nel corso del Medioevo venne costruita la cosiddetta "Rocca dei Papi", sia nell'immediato circondario, dove nel secolo scorso sono state localizzate piccole necropoli databili per lo più in epoca ellenistica (iv-ii sec. a.C.). Recenti scavi archeologici condotti sotto le strutture medievali della Rocca, hanno portato alla scoperta di
stratificazioni contenenti sia materiali protostorici sia materiali etruschi, cronologicamente compresi tra il VII e il III sec. a.C., oltre ai resti di una potente struttura muraria, forse difensiva,
realizzata in opera quadrata, con grossi conci di tufo. Procedendo verso la conclusione dell'itinerario, lasciato il centro storico di Montefiascone, torniamo alla campagna visitando il colle della Civita d'Arlena, un sito immerso nella natura e inserito nel parco archeo-naturalistico di Turona, raggiungibile attraverso una strada campestre carrozzabile che, procedendo in direzione di Bolsena, si stacca dalla via Cassia al km 108,100, sulla destra, indicata da un'apposita segnaletica. Il colle di Civita, su cui si sviluppò tra l'VIII e il III sec. a.C. un importante insediamento, è percorso per tutta la sua lunghezza da un sentiero, percorribile a piedi, a cavallo o in mountain-bike, che conduce ai resti di un tempietto etrusco, costruito nel VI sec. a.C. presso una meraviglia della natura: un'enorme frattura vulcanica che ha diviso il colle e che, nell'immaginario degli Etruschi del luogo, venne interpretata come una porta aperta verso il mondo infero, dove si riteneva vivessero le divinità più venerate del territorio volsiniese. Tornati sulla via Cassia, dopo circa 7 chilometri raggiungiamo di nuovo Bolsena, dove l'itinerario alla scoperta delle testimonianze etrusche intorno al più grande lago del Lazio era iniziato e dove, ora, si conclude.

Giovedì 6 Marzo 2014

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