Ci sono stati dei bambini che, vedendo le rose piovere intorno a loro, hanno cercato di afferrarle.
Ma anche qualche adulto, senza vergognarsi, ha fatto lo stesso.
La Macchina, ferma a piazza del Plebiscito, era lì, Fiore tra i fiori.
Inevitabile, dunque, inseguire un ricordo di quello che, fin dal primo momento, è apparso un trasporto memorabile.
Sì, fin dal primo momento. Anche se, al "Sollevate e fermi", la Macchina, invece di muoversi, ha esitato. Il cammino, invece che dopo quattro-cinque secondi, lo ha iniziato dopo venti.
Il motivo? Una zeppa posteriore, che non s'era sfilata, ha richiesto qualche secondo in più per essere tolta. Ma, subito dopo, è cominciato il trionfo.
Arturo Vittori, l'ideatore, poco prima, arrivando a piazza San Sisto, appariva ammirato, quasi incantato.
Era la "sua" Macchina: e, tuttavia, la vedeva lì, "viva", nell'imminenza del trasporto.


"é stupenda - ha detto. -Aspetto, però, di vederla animata, quando si muove.
Sì, si avvicina molto alla mia concezione. Potrei apportarvi - dice - qualche ritocco, ma non ora: perchè è troppo 'caldà."
Fiore del Cielo, tutta fuoco e fede, ha avuto, probabilmente, il suo punto di forza nella Santa.
La statua, illuminata, quasi fosforescente, ha dato un'impressione di slancio e, per così dire, ha trascinato ogni elemento verso l'alto.
Tre fasci, tre "eliche" traforate, a lasciar emergere la luce, con una miriade di rose, racchiudevano, secondo la concezione mistica tipica di questa Macchina, tre sfere. Ognuna, con diversa colorazione, diceva qualcosa sulla Santa: dal suo cammino terreno (la più bassa) all'ascensione in cielo.
Volute d'incenso, dal basso e dall'alto, hanno circondato la Macchina.
La prima posa, a piazza Fontana grande, ha visto, per tutto il tempo della sosta, la luna passare, con delicato movimento, da una parte all'altra della santa. Come un quadro allegorico, una visione mistica. La folla, assiepata come non mai sul percorso, ha impegnato a fondo (ma con successo) il servizio di sicurezza. Troppe sedie, troppi seggiolini, prima dell'inizio, avevano inquietato. C'era afa. E, in cielo, qualche nuvola un po' bassa, fumida. I discorsi - del vescovo, che ha benedetto i facchini sotto la Macchina a San Sisto, del sindaco Marini (sull'"orgoglio della tradizione", del costruttore Granziera ("un'enorme emozione") risuonavano, nonostante il chiasso circostante, nelle orecchie di tutti. Il capofacchino, Rossi, prima della partenza, aveva chiesto silenzio.
Poi, parole di incoraggiamento. "Evviva Santa Rosa!" ha gridato la gente."Evviva i facchini!".
Alla seconda sosta, a piazza del Plebiscito, c'è stata la girata: Irnerio Ciprini, Marcello Moneti e Giorgio Rossetti, tre facchini morti, i destinatari.
Uno, Rossetti, è stato il maestro di Sandro Rossi, che si è commosso.
Ma, a mitigare la commozione, ci hanno pensato le rose.
Una piccola detonazione che, nonostante la sorpresa, non ha impaurito, è stata seguita, un istante dopo, da un tripudio di rose, che hanno avvolto, fasciandolo e planando, l'alto fusto della Macchina. Un facchino, Pallucca, che aveva riportato uno strappo, era stato già sostiuito da un collega, Iaschi. La banda di Vitorchiano, troppo distanziata dalla Macchina, impediva ai facchini, determinati come non mai, di approfittare della sua cadenza. Piccoli intoppi, in un trasporto che, complessivamente, è stato energico e sicuro. i facchini, concentrati e accorti, hanno avuto il loro rendez vous con la nuova Macchina. Com'è? "Pesantuccia", "Va giù", ma "si porta bene". Pesante, insomma. "Quando sta sulle spalle - dice uno di loro - non si muove". I facchini, ancora una volta, sono stati impeccabili. Le soste, trattandosi di una nuova Macchina "consistente","da studiare", sono state lunghe. Il trasporto, per la cronaca, si è chiuso alle 23,51. Da ieri, nella storia di Viterbo, è stata acquisita una nuova, stupenda, commovente Macchina: Fiore del Cielo.
E l'amabile, cara figura del suo ideatore: Arturo Vittori

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