"Istria Fiume Dalmazia 2000 anni di cultura italiana", sedici pannelli dedicati ad arte storia foibe gulag esodo dramma storico italiano del '900 comprendenti anche immagini delle bellezze naturali di una terra perduta e dieci pannelli) intitolati:
"Venezianità in Istria Fiume Dalmazia Montenegro."Per quanto riguarda le conferenze i relatori saranno: Nidia Cernecca per la testimonianza e Gigi D'Agostini ricercatore che descrive la parte storica anche nei libri della testimone, ambedue autori dei "Cenni Storici", fascicoli in distribuzione agli studenti. Nel corso degli incontri saranno proiettati sia filmati con spezzoni d'epoca, che immagini con dati storici per cui la lezione è resa più facile e più viva, specie per i giovani, sempre avidi di sapere e di conoscere. Le lezioni-conferenze per le scuole e la cittadinanza, durante i giorni di esposizione della mostra, si svolgeranno negli stessi locali. Per foibe si intendono gli eccidi perpetrati ai danni di migliaia di cittadini italiani per motivi etnici e politici alla fine e durante la seconda guerra mondiale in Venezia Giulia e Dalmazia. Tali eccidi furono per lo più compiuti dall'armata Popolare di Liberazione della Jugoslavia, fiancheggiata dall'Ozna. Negli eccidi furono coinvolti prevalentemente cittadini italiani di etnia italiana e in misura minore e con diverse motivazioni, anche cittadini italiani di nazionalità slovena e croata. Furono poche le persone che riuscirono a salvarsi risalendo dalle foibe comunque tra questi Graziano Udovisi, Giovanni Radeticchio e Vittorio Corsi hanno raccontato la loro tragica esperienza:
"Dopo giorni di dura prigionia, durante i quali fummo spesso selvaggiamente percossi e patimmo la fame, una mattina, prima dell'alba, sentii uno dei nostri aguzzini dire agli altri 'facciamo presto, perché si parte subito'. Infatti poco dopo fummo condotti in sei, legati insieme con un unico filo di ferro, oltre a quello che ci teneva avvinte le mani dietro la schiena, in direzione di Arsia. Indossavamo i soli pantaloni e ai piedi avevamo solo le calze. Un chilometro di cammino e ci fermammo ai piedi di una collinetta dove, mediante un filo di ferro, ci fu appeso alle mani legate un masso di almeno 20 chili."E continua il racconto:
"Fummo sospinti verso l'orlo di una foiba, la cui gola si apriva paurosamente nera. Uno di noi, mezzo istupidito per le sevizie subite, si gettò urlando nel vuoto, di propria iniziativa. Uno degli aguzzini allora, in piedi col mitra puntato su di una roccia laterale, c'impose di seguirne l'esempio. Poiché non mi muovevo, mi sparò contro. Ma a questo punto accadde il prodigio: il proiettile anziché ferirmi spezzò il filo di ferro che teneva legata la pietra, cosicché, quando mi gettai nella foiba, il masso era rotolato lontano da me. Cadendo non toccai fondo e tornato a galla potei nascondermi sotto una roccia. Verso sera riuscii ad arrampicarmi per la parete scoscesa e guadagnare la campagna."Questa testimonianza, della primavera del 1945, fu pubblicata la prima volta il 26 gennaio 1946 sul periodico della Democrazia cristiana triestina La Prora e poi fu riportata integralmente nell'opuscolo "Foibe, la tragedia dell'Istria".
(giu. res.)
Corriere di Viterbo Mercoledì 27 Gennaio 2010




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