lunedì, aprile 05, 2010

L'Abbazia di San Martino al Cimino

Svettante tra i fitti castagneti dei Monti Cimini, la splendida Abbazia di San Martino al Cimino è documentata dall'anno 838 quando fu donata all'abate di Farfa. Nel 1145 il papa cistercense Eugenio III la affidò ai monaci del suo ordine sebbene solo con papa Innocenzo Iii, nel 1207, l'abbazia venne assegnata direttamente alla casa madre di Pontigny. L'avvio della costruzione del complesso abbaziale risale forse al 1150 anche se su una colonna all'interno della chiesa è riportata la data del 1225, da riferire probabilmente alla sua consacrazione. Il complesso fu ultimato verosimilmente, come si evince dai documenti cartacei, nel 1305. Oggi, dopo le trasformazioni subite tra il 1300 e il 1600, dell'originario impianto resta solo la chiesa. L'edificio presenta una facciata solenne, ornata da un rosone e da una grande finestra gotica: ai lati si ergono due torri campanarie, di aggiunta posteriore, sormontate da cuspidi piramidali. Sul fianco della chiesa si hanno i resti del chiostro costituiti da poche colonne sobrie ed eleganti. L'interno, semplice ed austero, ricorda le grandi cattedrali gotiche e le abbazie cistercensi con altissimo soffitto, volte a crociera costolonate, monofore e colonnato con pilastri a croce. Da ammirare il battistero, protetto da un'elegante cancellata barocca. Nella navata centrale, è sepolta Donna Olimpia Maidalchini (Viterbo 1594 - San Martino al Cimino 1657), cognata di Innocenzo x, che trasformò radicalmente il tessuto urbano di questo paese a partire dal 1645. Tale realizzazione si attribuisce all'architetto Marcantonio De Rossi, forse con una consulenza del Borromini, o forse anche del Bernini. Il centro urbano fu strutturato con case addossate le une alle altre e schierate in funzione della grande Abbazia e di Palazzo Doria Pamphilj usato originariamente dai monaci e trasformato in quest'occasione in un sontuoso palazzo signorile.

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