lunedì, aprile 05, 2010

Aperti i siti archeologici di Tarquinia

Oggi, Pasqua, e domani, Pasquetta, i siti archeologici etruschi, patrimonio Unesco, saranno aperti al pubblico e ai turisti per le festività. Sarà possibile così visitare la Necropoli Etrusca di Tarquinia, il Museo Nazionale Etrusco, sempre a Tarquinia, e la Necropoli di Cerveteri. Le necropoli di Cerveteri e quella Etrusca delle tombe dipinte a Tarquinia sono gli unici siti etruschi della lista Unesco, patrimonio dell'umanità, dal 2004. Tarquinia, culla della civiltà etrusca, è tra le mete più importanti del Mediterraneo per gli appassionati di archeologia e arte antica; l'affascinante mondo dei Tirreni rivive attraverso le tombe dipinte della sua Necropoli, Patrimonio dell'Umanità. Le immagini degli affreschi, di oltre 2500 anni fa, scorrono come un libro aperto, che aiuta a capire desideri e passioni delle genti etrusche. L'audioguida accompagna alla scoperta del sito, dove il lavoro della Soprintendenza Archeologica per l'Etruria Meridionale ha permesso di ammirare, in modo autonomo, gli ipogei dipinti. Scendendo nelle tombe si può seguire il racconto di un'antica civiltà che gli scavi archeologici arricchiscono anno dopo anno, dischiudendo alla nostra conoscenza i segreti di un popolo che non ha lasciato di sé memorie scritte. Per i più piccoli è in funzione un'audioguida speciale: l'archeoguida, un nuovo servizio, da poco inaugurato, per la visita audioguidata. L'archeoguida è riservata ai bambini e, proprio da loro, dai "piccoli turisti", sta ottenendo un grande apprezzamento. Durante la visita si può anche osservare l'ampia e suggestiva veduta verso la collina dove sorgeva la "cività" etrusca. Prosegue, intanto, con successo la mostra
"La ceramica a Tarquinia tra riproduzione e innovazione"
presso il Museo Nazionale Etrusco, dove si trova anche la copia d'epoca della celeberrima Kylix di Oltos, grazie a un prestito dei Musei Vaticani per questa importante esposizione nella famosa città etrusca. Nei decenni a cavallo del 1870, si apriva a Corneto-Tarquinia un eccezionale scenario di scavi e scoperte. Tra i prestigiosi reperti portati alla luce nella necropoli dei Monterozzi, i grandi capolavori della ceramica non potevano non conquistare un gruppo di qualificati artisti locali, che si lasciarono assuefare all'arte del "falso etrusco" .Il più attivo, nonché più abile nell'imitazione dei vasi antichi fu Antonio Scappini di Serafino, come amava firmarsi secondo alcuni in onore del padre, secondo altri aggiungendo al suo nome il patronimico per distinguersi da un suo omonimo, anche questo pittore e ceramista, figlio di Agapito. La passione per quella fiorente civiltà che aveva popolato la sua terra natale lo coinvolse a tal punto che, in occasione del carnevale del 1886, organizzò una "mascherata" in stile etrusco, che venne riproposta anche per le vie di Roma. Ad animare le sue riproduzioni, oltre alla capacità pittorica, fu lo studio attento dei procedimenti tecnologici adottati dai ceramisti antichi, ad iniziare dall'analisi e dalla preparazione dell'argilla, tanto da essere ricordato da Luigi Dasti, primo sindaco della cittadina tirrenica, come lo scopritore del segreto con cui si produceva quella "pasta raffinata". Scappini spesso veniva chiamato a restaurare le ceramiche rinvenute durante gli scavi, come testimoniava il Dasti che ricorda come questo artista riuscisse a ridare ai vasi la lucentezza originaria. Della sua attività rimangono alcune precise testimonianze. Di altri artisti che in quegli stessi anni si dedicarono all'attività ceramica, Alessandro Calandrini (1870-1951) e Egidio Querciola (1870-1949), non è stato possibile reperire le opere. Le copie di questi artisti, travalicando il mero aspetto commerciale di produzioni seriali, sono lavori qualitativamente elevati, riproduzioni di pezzi di un certo prestigio, la cui importanza si evince ancor di più quando gli originali sono momentaneamente indisponibili e l'occasione di tale iniziativa lo dimostra
Corriere di Viterbo Domenica 4 Aprile 2010

Nessun commento:

Posta un commento