"La ceramica a Tarquinia tra riproduzione e innovazione"presso il Museo Nazionale Etrusco, dove si trova anche la copia d'epoca della celeberrima Kylix di Oltos, grazie a un prestito dei Musei Vaticani per questa importante esposizione nella famosa città etrusca. Nei decenni a cavallo del 1870, si apriva a Corneto-Tarquinia un eccezionale scenario di scavi e scoperte. Tra i prestigiosi reperti portati alla luce nella necropoli dei Monterozzi, i grandi capolavori della ceramica non potevano non conquistare un gruppo di qualificati artisti locali, che si lasciarono assuefare all'arte del "falso etrusco" .Il più attivo, nonché più abile nell'imitazione dei vasi antichi fu Antonio Scappini di Serafino, come amava firmarsi secondo alcuni in onore del padre, secondo altri aggiungendo al suo nome il patronimico per distinguersi da un suo omonimo, anche questo pittore e ceramista, figlio di Agapito. La passione per quella fiorente civiltà che aveva popolato la sua terra natale lo coinvolse a tal punto che, in occasione del carnevale del 1886, organizzò una "mascherata" in stile etrusco, che venne riproposta anche per le vie di Roma. Ad animare le sue riproduzioni, oltre alla capacità pittorica, fu lo studio attento dei procedimenti tecnologici adottati dai ceramisti antichi, ad iniziare dall'analisi e dalla preparazione dell'argilla, tanto da essere ricordato da Luigi Dasti, primo sindaco della cittadina tirrenica, come lo scopritore del segreto con cui si produceva quella "pasta raffinata". Scappini spesso veniva chiamato a restaurare le ceramiche rinvenute durante gli scavi, come testimoniava il Dasti che ricorda come questo artista riuscisse a ridare ai vasi la lucentezza originaria. Della sua attività rimangono alcune precise testimonianze. Di altri artisti che in quegli stessi anni si dedicarono all'attività ceramica, Alessandro Calandrini (1870-1951) e Egidio Querciola (1870-1949), non è stato possibile reperire le opere. Le copie di questi artisti, travalicando il mero aspetto commerciale di produzioni seriali, sono lavori qualitativamente elevati, riproduzioni di pezzi di un certo prestigio, la cui importanza si evince ancor di più quando gli originali sono momentaneamente indisponibili e l'occasione di tale iniziativa lo dimostra
Corriere di Viterbo Domenica 4 Aprile 2010
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