Il giorno prima a Roma, quello dopo a Viterbo, ma il tema dell'incontro è sempre lo stesso: la realizzazione dello scalo della Tuscia.
Dopo la cabina di regia di giovedì col ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Altero Matteoli, ieri nel capoluogo si è tornati a parlare di tempi, finanziamenti e progetti per la nascita di un'opera fondamentale per lo sviluppo del territorio viterbese.
Il Commissario europeo ai Trasporti, Antonio Tajani, il direttore del Trasporto aereo della Commissione europea, Daniel Calleja, il presidente e il direttore dell'Enac, Vito Riggio e Silvano Manera, il direttore dell'Enav, Nadio Di Rienzo, e il dirigente di Adr, Franco Giudice, si sono ritrovati a Viterbo insieme al sindaco Giulio Marini, il quale, grazie alla collaborazione dell'Aeronautica, li ha accompagnati in una visita all'aeroporto militare "Fabbri", prima di ritrovarsi tutti nella sala d'Ercole di palazzo dei Priori.
Hanno partecipato all'incontro anche gli assessori provinciali ai Trasporti, Renzo Trappolini, e ai Lavori pubblici, Antonio Rizzello, il consigliere provinciale Francesco Battistoni, il presidente della Camera di Commercio, Ferindo Palombella, e gli assessori comunali Giovanni Bartoletti, Giovanni Arena, Fabrizio Purchiaroni e Sandro Zucchi.
Dalla tavola rotonda, quindi, si è passati all'azione sul campo, dato che il gruppo in mattinata ha effettuato un sopralluogo alla pista di decollo e d'atterraggio e alla torre di controllo: l'ennesima dimostrazione della volontà delle istituzioni di realizzare davvero lo scalo viterbese.
"Ieri (giovedì, ndr) abbiamo iniziato un percorso importante - afferma il primo cittadino Giulio Marini -, e se oggi siamo qui è perché la procedura è entrata nel vivo.
Il percorso è lungo e complicato ma possiamo contare sul sostegno del governo e dell'Europa."
Se infatti giovedì a spiegare la posizione del governo ci ha pensato Matteoli, ieri a far sentire la vicinanza dell'Europa alla città di Viterbo è toccato a Tajani.
"Lo scalo della Tuscia sarà il secondo aeroporto di Roma - afferma il Commissario - dato che Ciampino soffre per problemi sia ambientali, sia di traffico aereo in corrispondenza di Fiumicino.
Viterbo può prenderne il posto, diventando così il secondo aeroporto della capitale e servendo un'importante fetta di territorio nell'Italia centrale e assumendo un'identità europea e, in prospettiva, anche internazionale."
In questa avventura la Tuscia potrà contare sul pieno appoggio della Commissione.
"L'Unione europea è pronta a collaborare alla realizzazione dell'aeroporto di Viterbo - sottolinea ancora Tajani - sia cofinanziandone la progettazione e gli studi di fattibilità, sia per la realizzazione delle infrastrutture di collegamento intermodale attraverso le risorse del programma ‘Marco Polo', purtroppo poco utilizzato dai paesi membri della Commissione."
A questo punto, quindi, spetta al governo italiano presentare i progetti per ottenere i fondi, specie per il rinnovamento dei collegamenti, stradali ma soprattutto ferroviari, tra la Tuscia e la capitale, i quali rappresentano la vera criticità in vista dell'aeroporto.
Ad occuparsi del nodo legato ai trasporti intermodali è Vito Riggio, presidente dell'Enac.
"Le condizioni affinchè la sfida dell'aeroporto di Viterbo diventi realtà sono due - dice -. La prima riguarda la progettazione, lo studio di fattibilità urbanistica e ambientale da presentare al massimo entro tre o quattro mesi.
Poi si dovranno iniziare insieme sia i lavori per la nascita dell'aeroporto che quelli per l'ammodernamento delle infrastrutture.
Non si può creare una nuova Malpensa, un'altra cattedrale nel deserto. Quando, tra 3 o 4 anni lo scalo entrerà in funzione, dovranno necessariamente essere pronti anche i collegamenti per trasportare in breve tempo i passeggeri a Roma.
Dobbiamo fare come gli spagnoli hanno fatto a Madrid con l'aeroporto di Barajas, che rimane il nostro modello."
Progetto ambizioso, ma in sostanza chi è che paga?
"Lo Stato non ha disponibili le risorse necessarie - continua Riggio con grande franchezza - ma se a realizzare l'aeroporto sarà il concessionario, cioè AdR, con fondi propri, allora le possibilità di creare un'infrastruttura importante di dimensione europea ci sono tutte.
Se invece i soldi non ci saranno, lo scalo non si farà."
Lapidario ma chiaro, anche se il governo, insieme agli enti locali, ha ribadito la propria volontà politica di portare avanti questo progetto.
Inoltre, come sottolineato da Tajani, si può ricorrere ai fondi europei.
"Non appena ci sarà il progetto per lo scalo - interviene poi il sindaco Marini - il governo varerà una legge obiettivo per la realizzazione di infrastrutture a sostegno dell'aeroporto di Viterbo, così come previsto dal Dpef nel luglio scorso."
Le infrastrutture restano un nodo difficile da sciogliere, ma una cosa è certa: Viterbo è un sito ottimale per la delocalizzazione di Ciampino.
A pensarla così è in primo luogo il direttore generale del Trasporto aereo dell'Unione europea, lo spagnolo Daniel Calleja.
"L'aeroporto di Viterbo - spiega - ha le caratteristiche per rispettare le tre condizioni indispensabili indicate dalla Commissione in materia di aeroporti: capacità, sicurezza e sviluppo sostenibile.
Nei prossimi anni - continua - il trasporto aereo continentale aumenterà di circa il 250%, per questo dobbiamo dotare i paesi membri di una rete aeroportuale efficiente.
Non a caso la ue sta lavorando al progetto ‘Cielo unico europeo', cofinanziando i progetti fino al 50%.
Accessibilità, intermodalità e sostenibilità sono al primo posto per la Commissione, e Viterbo può riunire tutti questi aspetti."
Secondo Calleja, lo scalo viterbese non solo non interferirà con il traffico diretto a Fiumicino ma, assorbendo i voli low cost di Ciampino, libererà spazi aerei che potranno essere utilizzati dall'hub della capitale, ampliandone le capacità e quindi lo sviluppo già programmato.
E se a Viterbo le compagnie low cost come Ryanair non vorranno atterrare, pazienza.
"Ce ne saranno altre - conclude Vito Riggio - l'importante è creare un aeroporto complementare a Fiumicino e specializzato in voli low cost.
Non dobbiamo commettere lo stesso errore fatto anni fa con le autostrade, quando la crisi economica fermò il processo di modernizzazione.
Una volta passato il periodo nero, non dovremo più essere gli ultimi della classe."

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