Nel Consiglio comunale di oggi, il secondo punto all'ordine del giorno recita testualmente:
"Proposta di perimetrazione del Parco dell'Arcionello - Determinazioni in merito."
Dunque, salvo inversioni o rinvii, oggi la massima assise cittadina dovrà decidere sui confini della Riserva naturale.
Una decisione che investe interessi diversi, come è ovvio, e che suscita reazioni anche violente. Va detto, ad onor del vero, che la diatriba si è nuovamente riaccesa nel luglio scorso quando la Commissione Ambiente della Regione accogliendo in toto una richiesta di Legambiente aveva suggerito al Consiglio regionale di allargare i confini dell'area protetta, inserendo la cosiddetta zona di Pian di Cecciole.
Va anche ricordato che nel 2006 alla detemrinazione dei confini del parco avevano congiutamente lavorato sia l'Amministrazione comunale che le associaizoni ambientaliste giungendo ad una proposta condivisa, che era stata poi recepita anche dalla Giunta regionale.
La "raccomandazione" estiva della Commissione Ambiente, pur non essendo vincolante, di fatto riapre i giochi.
All'immediata vigilia della decisione del Consiglio comunale, si fa sentire anche il Consorzio dell'Arcionello, nato nel 2004, che ha presentato un Programma integrato approvato due anni fa, esattamente il 10 ottobre, dal Comune di Viterbo.
Tale progetto prevede la realizzazione di volumetria residenziale pari a poco più di 117mila metricubi, la cessione gratuita all'Amministrazione comunale di 20 ettari di terreno (Fosso Luparoi, Segheria Anselmi, Valle dell'Arcionello), di 15 mc di capannoni e uffici della Segheria Anselmi, oltre che di un casale storico di 900 mc nel Fosso Luparo.
Inoltre il Consorzio dell'Arcionello dovrà pagare 40 euro a mc (per un totale di 4 milioni e 700 mila euro) per la realizzazione di opere pubbliche decise dal Comune e dovrà accollarsi il costo degli oneri di urbanizzazione per la volumetria realizzata pari a 18 euro a mc, per un totale di oltre 2 milioni e 100 mila euro.
A proposito dell'allargamento proposto da Legambiente e recepito dalla Commisione regionale, il Consorzio dell'Acionello parla di
"motivazioni pretestuose e infondate, facilmente confutabili da un sopralluogo sul sito dove non viene riscontrata la presenza di una serie di valori storici e paesaggistici di rilievo."
E ancora
"a fronte di una perimetrazione della Riserva Naturale di oltre 400 ettari, il Piano di Cecciole aggiunto ha una superficie di appena 4 ettari, dei quali quelli compresi nel Programma integrato solo di 2 ettari.
Inoltre l'area interessata dal sedime dei fabbricati è pari ad un ettaro, mentre il residuo è naturalmente destinato a ulteriore verde da aggiungersi a quanto già previsto da cedersi gratuitamente."
"Pertanto - conclude il Consorzio - per l'inserimento di un solo ettaro di parte di un pianoro di nessun interesse paesaggistico, privo di ogni benché minimo elemento archeologico o antropico, all'interno di una Riserva Naturale di oltre 400 ettari, la comunità viterbese viene a perdere ingenti beni."
Insomma, per il Consorzio (che evidentemente difende i suoi legittimi interessi) quell'allargamento non s'ha da fare.
Si vedrà che cosa deciderà adesso il Consiglio comunale. Da ricordare infine che il 7 agosto scorso il Comune di Viterbo ha consegnato alla Regione Lazio la richiesta di convocazione della conferenza dei servizi e che il 7 ottobre la Regione ha approvato un finanziamento alla Provincia di 50mila euro all'anno per la gestione ordinaria della Riserva Naturale Regionale Valle dell'Arcionello.

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