Paesi e patroni della Tuscia

Da apprezzare l'idea di riunire in un volume, peraltro di gradevole lettura con bellissime foto a colori di Sergio Galeotti, tutti i patroni dei sessanta comuni della Tuscia Viterbese, compresi i "vice" e le venerazioni particolari per altri santi recenti e passati.
Il merito è della casa editrice Agnesotti di Viterbo, non nuova a queste iniziative che arricchiscono la già cospicua letteratura turistica della provincia.
"Dopo il fortunato volume 'Erbe della Tuscia nel piatto' - afferma l'amministratore Bruno Pierro - abbiamo voluto affrontare un altro tema popolare che sta alla radice della formazione culturale di ogni paese.
Le devozioni per il santo patrono non hanno colore politico e non ammettono divisioni. Basta guardare a Viterbo con santa Rosa."
Il libro di Vincenzo Ceniti, dal titolo "Paesi e patroni della Tuscia", fresco di stampa (200 pagine ed oltre 150 foto), verrà presentato oggi pomeriggio alle ore 16,30 nella "Sala della Verità" di Viterbo (via Oslavia, 2) con una gradita suite musical-religiosa affidata alle confraternite riunite di Latera che si esibiranno in alcune nenie popolari del Venerdì Santo.
Nella prefazione il presidente del Touring Club Italiano, Roberto Ruozi, ammette che
"se non ci fossero stati i santi patroni, la storia dell'arte sarebbe stata ben più povera, impedendo alle singole città e ai singoli borghi di avere quella spiccata personalità che ciascuno di essi ancora oggi mantiene."
Ed è vero. Pensiamo alle tante tele che ornano altari e cappelle di ogni paese della Tuscia in cui il patrono emerge da un coro di santi o si inginocchia ai piedi della Madonna o medita davanti al Crocifisso.
La loro iconografia classica è divulgata dai "santini", autentici capolavori in miniatura, che un tempo tenevamo ben custoditi nei nostri portafogli per ricavarne provvidenziali protezioni.
Una cinquantina tra quelli più classici, appartenenti alla collezione Mauro Galeotti, appaiono nel libro rendendone più gradevole la lettura.
é curioso osservare come i patroni attraverso gli anni abbiano, più di una volta, lasciato ad altri "colleghi" il testimone della loro autorità religiosa.
A Bagnoregio negli ultimi secoli è avvenuto tre volte. Prima la martire cristiana santa Vittoria, poi il barbuto sant'Ildebrando ed infine il "serafico" san Bonaventura.
A volte il cambiamento del patrono è umorale a seconda del sole o della pioggia che è capace di mandare sui campi al momento opportuno.
A Civitella d'Agliano nel XVI secolo san Callisto venne sostituito da san Gorgonio, più attento, probabilmente, alle quotidiane esigenze degli agricoltori.
A volte il patrono veniva imposto dall'alto, come è avvenuto a Viterbo con San Crescenziano benedetto dal pontefice Gregorio XVI.
Ma come tutte le decisioni "autoritarie", la nomina non ebbe fortuna tanto che oggi i viterbesi si affidano a santa Rosa

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