Sequestrata la cartiera di Tuscania

La cartiera di Tuscania all'origine dell'inquinamento del fiume Marta. É questa l'ipotesi avanzata dagli investigatori della procura di Viterbo, che ieri hanno richiesto (e ottenuto) il sequestro dell'impianto.
I sigilli alla cartiera di Tuscania, su disposizione del Giudice per le indagini preliminari di Viterbo, sono stati apposti dagli uomini del Corpo forestale dello Stato, che si sono presentati nell'impianto di mattina presto, poco dopo l'orario di apertura.
Sul posto è intervenuto il personale del Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale, oltre ai comandi forestali di Tarquinia e di Tuscania, ai tecnici dell'Arpa e ai colleghi del servizio acque della Provincia di Viterbo.
I reati ipotizzati, come detto, sono di tipo ambientale, in particolare inquinamento idrico. Corpo forestale e tecnici dell'Arpa hanno effettuato una minuziosa ispezione all'interno della cartiera, proprio per accertare la presenza di eventuali irregolarità in materia di scarichi nel vicino fiume Marta, che scorre a pochi metri dall'impianto, alle porte di Tuscania.
Altri controlli, inoltre, sono stati effettuati anche per fare luce sulla gestione dei rifiuti derivanti dalle attività produttive nell'impianto.
Gli uomini del Corpo forestale di Viterbo, che sottolineano in una nota diffusa dal comando provinciale come
"dalle attività effettuate sembrerebbe che le violazioni penali ipotizzate abbiano trovato un riscontro positivo"
, per l'ispezione del sistema di tubazioni e scarichi esistenti nella cartiera di Tuscania hanno anche utilizzato un robot filoguidato dotato di telecamere.
Un sistema all'avanguardia, quindi, proprio per non lasciare nulla al caso. Oltre ai controlli del Corpo forestale, i tecnici dell'Arpa, inoltre, hanno effettuato diversi prelievi su reflui, rifiuti e anche terreno.
L'esito di questi esami, secondo quanto si è appreso, si dovrebbe conoscere nelle prossime settimane.
Già in passato, come si ricorderà, la cartiera di Tuscania era stata oggetto di indagini, a seguito di fenomeni di inquinamento delle acque.
Anche in questo caso, fanno sapere sempre dal comando provinciale della Forestale,
"l'attività ha avuto origine da fenomeni di inquinamento riscontrati sul fiume Marta che, a seguito di accurate indagini, hanno ricondotto nuovamente alla cartiera come punto di origine."
Il sequestro dell'impianto è stato completato nel primo pomeriggio per le esigenze di spegnimento degli impianti produttivi.
Non viene escluso, inoltre, che nei prossimi giorni vengano effettuato ulteriori sopralluoghi, a caccia di altri riscontri utili alle indagini portate avanti dalla procura viterbese.
Oltre al sequestro della cartiera di Tuscania la Guardia forestale di Viterbo ha apposto i sigilli anche in due cave, una di tufo e l'altra di ghiaia, a Civita Castellana e Castel Sant'Elia.
Sono stati denunciati i responsabili della struttura, una decina in tutto. A loro carico, secondo quanto si è appreso, sono state rilevate anche varie irregolarità di carattere amministrativo.
Secondo quanto accertato dalle guardie forestali, infatti, le due ditte lavoravano senza essere in possesso delle necessarie autorizzazioni ambientali e, per di più, in zone sottoposte a vincolo paesaggistico.
Inoltre, agivano ad una profondità tale da mettere a rischio la stabilità idrogeologica e le falde acquifere.
Le due cave sequestrate si estendono su una superficie di circa 50mila metri quadrati.

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