UniTuscia, aumentano iscrizioni e prof

L'università della Tuscia è virtuosa o no? Questa è una bella domanda. Il "Sole 24 ore" sui dati Cnvsu e Miur, ha tirato un po' le somme sulla situazione degli atenei italiani.
Viterbo non esce con le ossa rotte, ma potrebbe andar meglio. Partiamo dal dolce. Il dato più positivo è sicuramente la crescita delle iscrizioni che è di gran lunga superiore alla media nazionale.
Infatti dal 2000 al 2008, si è registrato un aumento degli iscritti del 46,4%, contro una media nazionale del 10,6% e con diversi atenei dello Stivale che registrano un picco negativo.
Nell'anno accademico che si sta concludendo, gli iscritti sono stati quasi 7mila. Anche per quel che concerne l'importo dei tagli ai fondi degli studenti, previsti per il 2011, tutto sommato la Tuscia galleggia, saranno tagliati 946 euro contro i 1.258 della media nazionale.
Adesso però i nodi vengono al pettine. Numero dei professori ordinari e associati in crescita e quello dei ricercatori in diminuzione. Dal 2000 ad oggi infatti, con l'entrata soprattutto in vigore del cosiddetto "nuovo" ordinamento, i posti dei professori si sono moltiplicati.
Non senza una spiegazione. Prima le lauree erano quadriennali o quinquennali, mentre dal 2001 la formula unica è il 3+2. Che significa? Lo studente dopo che ha terminato il primo livello può scegliere una specialistica biennale, di conseguenza più specialistiche uguale più professori e spesso meno iscritti.
É una questione di numeri. Gli studenti che prima erano concentrati in meno corsi adesso sono "spalmati" in più specialistiche.
Per restare nell'orticello di casa Tuscia, il numero di cattedre ordinarie per il 2008 è di 116 con una crescita dal 2000 ad oggi del 38,1% (la media nazionale è pari a 32,2%).
Anche i prof associati "crescono": sono 115 con una variazione dal 2000 ad oggi del 35,3%. Nell'ateneo il numero degli associati che sperano di accedere al gradino più alto della gerarchia è notevole.
O per lo meno il loro aumento rispetto al 2000. Infatti la variazione nazionale è stata dell'8,8%. Un dato su cui si deve riflettere è sicuramente anche un altro. Il calo dei ricercatori. Una delle fasce più giovani che è sceso dal 2000 ad oggi del 18,5% in controtendenza con la stima nazionale che registra una crscita del 23,2%.
Nell'ateneo della Tuscia ne sono presenti solo 88. Le linee guida della riforma additano proprio la proliferazione dei corsi e delle carriere dei docenti come alcuni dei principali mali dell'università.
Ma la moltiplicazione dei corsi non è partita proprio dal Ministero? Adesso però la corsa degli atenei è agli incentivi, previsti dal decreto legge varato giovedì scorso.
Ma chi sono i meritevoli e chi i "cattivi". Il premio, si legge nell'articolo 2, del decreto sopracitato, è riferito a
"promuovere e sostenere l'incremento qualitativo delle attività delle università statali e di migliorare l'efficacia e l'efficienza nell'utilizzo delle risorse, una quota non inferiore al 7% del fondo di finanziamento ordinario (...) è ripartita sulla base dei risultati dei processi formativi e della attività di ricerca scientifica nonchè dell'effettiva riduzione dei corsi di studio e del ridimensionamento delle sedi didattiche."
Si tratta di fondi pari a 530 milioni di euro. Chissà se una porzione della fetta toccherà alla Tuscia.

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