Se qualcuno vi avesse detto che nella Tuscia ci sono state testimonianze inerenti le presenze dei Cavalieri Templari e che, molto più tardi, ci fossero stati i briganti che popolavano le nostre campagne saccheggiando e depredando, ci avreste creduto? e avreste fatto bene in caso di risposta affermativa, poiché i luoghi nei quali viviamo, sono stati testimoni, hanno fatto da scenografia a presenze leggendarie, basti pensare solo ai Cavalieri Templari, che hanno stuzzicato le fantasie di molteplici scrittori, dal più noto Dan Brown autore del "Codice da Vinci", fino alle eroiche gesta del mitico personaggio cinematografico Indiana Jones, il quale è sempre alla ricerca del Sacro Graal.
A confrontarsi con la storia, raccogliendo documentazioni attendibili ai fatti, è stata l'associazione culturale "Il Giglio" di Montefiascone, che ha presentato il mese scorso, una conferenza sui Templari, frutto di una ricerca minuziosa di notevole livello storico.
A introdurre l'argomento, con dovizia di particolari, e stato Giancarlo Breccola, noto ricercatore falisco, autore di testi storici su Montefiascone, il quale, con grande semplicità, ha esposto e presentato le figure dei Cavalieri Templari, nato come ordine cristiano monastico militare, i quali prestavano soccorso e ospitalità, ai pellegrini che si recavano in Terra Santa.
Molto particolare è il riferimento dell'ordine di San Giovanni di Gerusalemme, anch'esso nato nel Medioevo intorno al 1050, da mercanti delle Repubbliche Marinare, dove ottennero dal Califfo d'Egitto il permesso per costruire a Gerusalemme una chiesa, un convento e un ospedale nel quale assistere i pellegrini di ogni fede.
Nella Tuscia abbiamo avuto diverse "stazioni abitative" denominate mason (case) su tutto il percorso della Via Francigena, dove ci si poteva rifocillare dalla fatica del percorso intrapreso.
All'interno delle "mason" si faceva una vita semplice e si osservava la fratellanza. Nel 1800, lo scenario della Tuscia cambia decisamente il contesto ambientale quando si instaurò il fenomeno del Brigantaggio, tanto popolare da essere denominato "Il sentiero dei Briganti", estensione territoriale impervia che inizia dal Lago di Mezzano attraversa la riserva naturale della Selva del Lamone, comprendendo le rovine dell'antica città di Castro.
Il Lamone, bosco fitto e impervio, si estende per circa 2300 ettari, ricco di ammassi lavici merita il giusto nome di Selva dove intorno al quale, aleggiano tante leggende.
Particolarmente interessanti, risultano essere le gesta del brigante Domenico Tiburzi, nativo di Cellere di professione bandito.
Esso si macchiò di ogni reato per sopravvivere alla povertà, dando origine al fenomeno del brigantaggio: razziando, saccheggiando e uccidendo.
Fu decretato a furor di popolo il "Re del Lamone", certamente non per atti di eroismo, ma perché aveva istituito la "tassa sul brigantaggio", che pretendeva dai proprietari terrieri garantendo in cambio protezione.
Istituì una vera e propria associazione per delinquere con altri criminali latitanti dell'epoca (1860-1896), per gli insolventi la pena era l'incendio.
Tiburzi donava una parte del denaro ricavato dalle estorsioni ai familiari dei briganti suoi collaboratori, e un'altra lo destinava al sostentamento dei più poveri, dei contadini e degli artigiani.
A suo modo Domenico Tiburzi dimostrò di avere uno spirito umanitario e cavalleresco, molto diverso nelle modalità rispetto ai Templari, ma simile nelle intenzioni

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