L'Itinerario dei Calanchi

Il fiume Tevere, dopo aver abbandonato il profondo e spettacolare canyon delle Gole del Forello e superato la placida distesa del lago di Corbara, scorre in un'ampia vallata, segnando per molti tratti la linea di confine tra l'Umbria e il Lazio. È questa una zona in cui affiorano su ampie superfici le argille sedimentarie risalenti al periodo plio-pleistocenico, accumulatesi sul fondo di un mare che, oltre un milione di anni fa, giungeva fin qui e che, intorno a 680.000 anni fa, si ritirò definitivamente, prosciugato dal sollevamento del suolo, lasciando terre emerse sconvolte da un'intensa attività vulcanica.

Dove le nuove rocce prodotte dai vulcani del complesso Volsino si sovrapposero alle antiche argille, queste vennero protette, ma dove le argille rimasero scoperte, furono per millenni sottoposte all'azione degli agenti atmosferici, che le solcarono, le dilavarono, le sciolsero, le disgregarono, fino a darle forme spettrali, fatte di creste e di dirupi in continua trasformazione: siamo nel comprensorio dei calanchi, attraversato e modellato dalle vallate fluviali del fosso di Lubriano e del Rio Torbido, confluenti l'uno nell'altro prima di gettarsi nel Tevere, entrambi accostati al masso di Civita di Bagnoregio che, reso instabile e franoso dalla sovrapposizione delle vulcaniti alle argille, fu descritto dal grande poeta Bonaventura Tecchi come "il paese che muore". L'Itinerario dei Calanchi, quindi, attraversa un territorio dalla fisionomia continuamente mutevole,
lambito dal medio corso del Tevere e caratterizzato da una repentina alternanza di paesaggi dolci e aspri, dove gli sconfinati accumuli di argille e sabbie marine sono stati raggiunti e in parte coperti dalle lave e dalle ignimbriti prodotte dai vulcani Cimini, a sud, e Volsini, a nord. Inizio e fine tra le argille, dai dolci declivi di Bassano in Teverina agli irripetibili scorci lunari
della valle dei calanchi, tra Lubriano e Bagnoregio, dopo esserci lasciati alle spalle le cave di peperino attorno a Vitorchiano, celebri fin dall'antichità, e le forre tufacee dell'agro di Celleno.

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