Nucleare sì, nucleare no? Montalto di Castro sì o no? Ieri mattina l'Italia e la Tuscia si sono svegliate con questo dubbio e come spesso accade per decisioni di notevole interesse si è divisa tra i favorevoli e i contrari.
Un passo indietro. Il presidente Silvio Berlusconi ha firmato un accordo con Nicolas Sarkozy per riaprire una pagina che sembrava ormai chiusa una ventina di anni fa:
"Costruire centrali nucleari in Italia."
Per farlo ha chiesto una "mano" ai cugini francesi che con un accordo firmato a Villa Madama dovranno cooperare per la produzione dell'energia offrendo la loro tecnologia.
Ma allora che c'entra Viterbo? La domanda è quasi retorica perché la risposta si chiama Montalto di Castro, una delle ipotesi di sede che da subito ha cominciato a prendere corpo.
Infatti, prima del referendum che abrogò il nucleare nel 1987, la cittadina sul mare era destinata ad ospitare questo tipo di produzione.
Le procedura per la scelta del sito prevede che una commissione nominata dal ministro delle Attività produttive, Claudio Scajola, valuti le candidature.
L'ubicazione degli impianti di tecnologia francese Epr richiedono zone poco sismiche o molto stabili, vicino a grandi bacini d'acqua, ma senza pericolo di inondazioni, possibilmente lontano da luoghi densamente popolati.
E i requisiti di Montalto di Castro ci sono tutti: lontananza di grossi impianti industriali, vicinanza al mare utile per il raffreddamento, non si tratta di zona densamente popolata e non è altamente sismica.
Inoltre è di dominio pubblico la "fame" di produzione energetica nel centro Italia che risulta carente.
"Last but not least" non va dimenticato che i lavori per la centrale nucleare erano già stati avviati ed erano quasi giunti al termine quando ventidue anni fa gli italiani dissero con fermezza: "No".
"La notizia - dichiara il sindaco di Montalto di Castro, Salvatore Carai - è ancora fresca e va metabolizzata.
É presto per fare dei commenti anche perché si parla solo di ipotesi e finché non avremo una comunicazione ufficiale non possiamo valutarla.
Io ho una mia idea, ma credo che come primo cittadino di Montalto sia doveroso ascoltare cosa ne pensano i montaltesi."
A bassa voce afferma il sindaco, in modo appena accennato:
"Credo che sia stata un'occasione persa. Sta di fatto che la centrale nucleare era ormai all'80% completata, comunque ad oggi non credo ci sia la certezza ma solo una ipotesi papabile.
Intanto domani (oggi ndr) inaugureremo un impianto fotovoltaico che è già una conquista."
Dopo il referendum quella che nasceva come centrale nucleare fu riconvertita a una di tipo termoelettrico convenzionale i cui lavori iniziarono nel 1990.
É il più grande impianto termoelettrico italiano (3600 Mw). Saranno in tutto quattro le centrali nucleari previste nel Paese e la prima dovrebbe essere pronta nel 2020.
Tra le altre ipotesi si parla di Trino Vercellese (Vercelli), Caorso (Piacenza), Latina e Garigliano (Caserta).
Ma anche di zone in Sardegna, Sicilia, Toscana e Puglia. Adesso la Tuscia aspetta l'evolversi dei "giochi"

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