Il Pranzo del Purgatorio a Gradoli

Scatta all'una esatta di oggi l'ora x, vale a dire il momento in cui i confratelli-camerieri serviranno il piatto tipico locale: i fagioli bianchi del Purgatorio conditi con olio extravergine d'oliva della Cantina sociale di Gradoli, sale e una generosa spruzzata di pepe.
Da quel momento il grande banchetto delle Ceneri prende il via e i circa 2mila commensali provenienti da tutta Italia e non solo, assaggeranno un menù di solo magro, che da secoli è sempre lo stesso: fagioli, appunto, luccio, nasello, baccalà e minestra di pesce.
Tutto acquistato, pulito e cucinato dai componenti della Fratellanza del Purgatorio, un folto gruppo di soli uomini (circa una settantina), che da giorni sono al lavoro per realizzare la mega manifestazione, il cui ricavato sarà devoluto in beneficenza.
Si celebra così anche quest'anno l'ormai famosissimo Pranzo del Purgatorio, un pranzo che fra le varie caratteristiche ha quello delle enormità: enorme infatti è la quantità di cibo cucinata, enormi gli utensili usati, enorme il quantitativo di vino che scorre sui tavoli, enorme il numero dei commensali, ma soprattutto incontenibile l'allegria che accompagna una festa in cui (malgrado si entri in Quaresima, quindi in un periodo di penitenza), si ha voglia di divertirsi e fare baldoria.
Ad ospitare l'evento, i locali (enormi anche questi) della Cantina sociale di Gradoli. "Dietro le quinte" i confratelli-cuochi, che muniti di grembiule e mestoli cucinano le varie pietanze utilizzando pentoloni di grandissime dimensioni e dieci caldaie da due quintali ciascuna in cui bolle l'acqua per i fagioli e nelle quali verrà successivamente cotto anche il riso per la minestra.
Poi, visto che il cibo deve essere riscaldato, i confratelli lo mettono su antichissime teglie di rame che vengono appoggiate sui bracieri con l'aiuto di una pala dal manico lungo oltre tre metri.
Perché qui il cibo è tutto cotto senza gas, su un enorme fuoco acceso la notte precedente (intorno alle 3,30) dal gruppo dei confratelli-fuochisti.
e a proposito di menù, come detto, da secoli è sempre lo stesso, così come le quantità acquistate, cotte e poi servite ai tavoli: 2 quintali di fagioli, 1 quintale di riso per la tradizionale minestra con le interiora di pesce di lago (ricetta segretissima), oltre 450 chili di luccio in umido, mezzo quintale di tinca, 350 chili di nasello, altrettanti di baccalà, il tutto "affogato" in 250 chilogrammi di olio nostrano.
Insomma, una vera e propria "grande abbuffata", senza però dimenticare che il vero motivo per cui nasce e si svolge la manifestazione è quello di ricordare le anime sante del Purgatorio.
A metà banchetto inoltre alcuni giovani confratelli passano con lo stendardo della Fratellanza e su un antichissimo piatto raccolgono altre offerte da devolvere alle famiglie bisognose del paese.
Insomma, un cocktail di sacro (l'iniziativa dedicata alle anime del Purgatorio, sociale (l'intento benefico dell'antica manifestazione) e profano (quello "mangereccio") che sfocia in un avvenimento che si perde nella notte dei tempi

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