Ora X: Inferno di Dante di Matteo Belli

La Divina Commedia dell'immortalità con un con flotta tra l'uomo e Dio attraverso un percorso che conduce alla purificazione prima di poter incontrare (ma non vedere, l'Eterno).
Domani sera a Fabrica di Roma va in scena "Ora x: Inferno di Dante" di Matteo Belli. Un banco di scuola al centro della scena. Attorno ad esso, gli eventi vissuti, sognati ed immaginati che hanno condotto uno studente qualsiasi ad occuparsi oggi, come teatrante, dell'Inferno di Dante Alighieri.
Un percorso che l'attore Matteo Belli compie attraversando alcuni dei luoghi della prima cantica della "Commedia", con il piacere e l'emozione per una sfida personale non più rimandabile nel tentare di portare ai sensi dell'orecchio e dell'occhio moderno i versi classici tra i più alti dell'intera storia letteraria italiana.
La dizione (a memoria), quindi, di un attore che, nel rispetto per l'integrità e la musica della terzina in endecasillabi, non dimentica mai che una simile materia è sempre il luogo di un impegnativo ma eccitante "gioco" teatrale in cui, sia chi dice che chi ascolta, accetta di vivere una trasformazione profonda che dalla lettura della pagina lo trasporti sulla scena dell'evento agito, interpretato, quindi rivissuto.
Quello che si tenta, pertanto, di offrire è il Dante come poeta della rappresentazione, summa compiuta di un universo culturale concluso ma anche sempre vivo e sensibile ai tentativi di restituzione realistica e "materica" di un'umanità eternata nelle proprie forme di caducità esemplare.
É in questa chiave di lettura del verso dantesco che vengono interpretate le vicende dell'ingresso nella selva oscura, l'incontro con Virgilio, il dramma d'amore di Paolo e Francesca, la fierezza della passione politica di Farinata degli Uberti, la struggente malinconia nel suicidio di Pier della Vigna, il supplizio diabolico ai danni di un barattiere, il "folle volo" di Ulisse, la macabra fine del Conte Ugolino.
Dante, peraltro, transitò da Viterbo per recarsi a Roma in occasione del primo Giubileo della storia, quello indetto nel 1300 da Bonifacio Viii.
Notissime le citazioni di Viterbo nella Divina Commedia e due per tutte riguardano la storia della città: l'efferato delitto di Enrico di Cornovaglia avvenuto il 13 marzo 1271 nella chiesa di San Silevstro a Piazza del Gesù e il Bulicame doppiamente citato dal poeta nella grande opera.
Nelle citazioni dantesche trovano spazio papi come Adriano v, che visse a Viterbo e pontificò poco più di un mese e Martino Iv, famoso per essere collocato in Purgatorio tra i golosi.
Infine anche Nicolò III della famiglia Orsini, signori di Soriano nel Cimino, trova spazio in Dante.
Uno spettacolo, quello di domani sera, che riconduce l'opera dantesca nel suo binario poetico

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