Si apre domani, simbolicamente, il Carnevale. Giovedì grasso, come vuole la tradizione, è il giorno in cui i festeggiamenti del Re Carnevale si intensificano fino a concludersi il martedì grasso quando, la sera, Carnevale, dopo un buffonesco funerale, viene bruciato in piazza.
Domani Ronciglione, Civita Castellana, Acquapendente "aprono" dunque, il periodo del grande divertimento.
Giovedì grasso è un giorno in cui storicamente si tramanda una tradizione culinaria. Era una festa inevitabilmente collegata con la Quaresima, perché iniziavano cinque giorni (tranne il venerdì) di baldorie e abbuffate, giochi e scherzi, fino al martedì grasso, mentre il Mercoledì delle Ceneri tutto era rivolto all'astinenza e al digiuno.
Era ed è, per la Chiesa, l'inizio del periodo della Quaresima. La tradizione del Giovedì grasso arriva da Venezia che in questo giorno, per secoli, ha festeggiato con bagordi e "decapitazioni" di maiali, la vittoria sulle vicine terre, obbligate ad offire la "materia prima" ovvero i maiali "decapitati in pubblica piazza".
In tutta Italia e nella Tuscia il Giovedì grasso è la festa abitualmente riservata ai bambini. A Ronciglione migliaia di bambini di tutte le età, provenienti anche dai paesi vicini e dalla capitale sfilano in maschera lungo le principali vie del paese accompagnati da bande folcloristiche e dalla locale banda musicale.
A Civita Castellana il Giovedì grasso segna l'inizio della grande festa con maschere e giochi.. Nei "Cantari cavallereschi" composti intorno al 1400, che fanno riferimento alla città di Sutri e al paladino Orlando, si parla, forse per la prima volta, dell'elezione di Re Carnevale.
"Fu questo fatto presso al Carnevale / ché in Sutri li fanciulli hanno una usanza / far una festa pomposa e reale/ e di far un Signore, a somiglianza / di qualche Re o signor naturale."
Ma è più a tavola che si festeggia il Giovedì grasso. A Viterbo si usavano, una volta, i "salsiccioni di Carnevale" o "salsicciotti di S.Brizio". Adesso si assiste alla produzione di dolci caratteristici tra i quali le castagnole, gustose frittelle di pastella dolce, così chiamate per la forma somigliante alle castagne; queste rotonde pallette di grandezza variabile, che le cuoche più esperte riescono a confezionare perfettamente rotonde, non imbevute di olio e con pasta soffice e leggera, venivano servite fredde, ricoperte con zucchero a velo.
Immancabili anche le frappe, fatte di semplici strisce di pasta fritta con bordi frastagliati, che vengono preparate in forme diverse,.
Il termine frappe, usato nel Lazio e in Umbria, deriva dal francese antico frape. A Civita Castellana si consumano delle crepes chiamate frittelloni e ad Acquapendente frittelle dette fregnacce di cui si celebra la sagra

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