Piano Casa, oltre 54mila viterbesi interessati

Il tanto sofferto accordo sul Piano Casa che vedeva schierati da una parte Regioni e Comuni e dall'altra il Governo, è stato raggiunto.
Ora però la trattativa continua sulle sorti delle entrate fiscali. Dalle prime stime pare che il Fisco incasserà circa 1,5 miliardi di euro, mentre 50 milioni dovrebbero finire nella casse comunali.
L'Iva, che in una prima versione dell'intesa sembrava destinata ai territori di appartenenza è, almeno per ora, trattenuta dallo Stato.
Ma alla luce di tutto questo, cosa succederà nella provincia di Viterbo? Secondo un'elaborazione del Sole 24 Ore sui dati forniti dall'agenzia del Territorio e dall'Istat, emerge che nella Tuscia i potenziali beneficiari del Piano Casa siano 54.322 e la spesa media che affronteranno per ciascuna unità immobiliare dovrebbe aggirarsi intorno ai 34 mila euro (34.056 per la precisione).
Ovviamente un'operazione del genere provocherebbe anche un notevole aumento delle imposte locali (Ici e Tarsu) che a Viterbo sarebbe pari a 273.814 euro.
L'Iva complessiva dei lavori di ampliamento e ristrutturazione sarebbe di circa 7,4 milioni, una cifra notevole che fa gola a tutti i Comuni della provincia, ma che se l'accordo rimarrà invariato, dovrebbe confluire direttamente nelle casse dello Stato.
Per quanto riguarda gli altri capoluoghi laziali Rieti è quello meno interessato dalla manovra governativa anti-crisi.
Sono soltanto 29.465 i possibili fruitori reatini, ma la spesa media che dovranno prevedere per ogni abitazione è leggermente più alta di quella dei viterbesi (circa 38 mila euro).
La Capitale guida la classifica regionale e si aggiudica il secondo posto in quella nazionale con 724.198 abitazioni interessate contro le 744.552 di Milano, la città più interessata in assoluto.
Isernia occupa infine l'ultima posizione con i suoi 8.295 edifici da ampliare che permetteranno alle istituzioni locali di guadagnare soltanto 45.732 euro in più grazie all'Ici e alla Tarsu.
Va detto comunque che queste previsioni, stimate dal Sole 24 Ore, tengono conto soltanto delle abitazioni principali (quindi con l'Iva al 4% e non al 10%) e di ampliamenti in larghezza, che costano la metà di quelli in altezza (1.500 euro al metro quadrato contro 3 mila).
É anche vero che non tutti gli interessati saranno disposti a mettere mano al portafogli, ma se alcuni di loro lo faranno il Governo e i relativi Comuni potranno contare su un aumento considerevole delle entrate

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