Un particolare vocazione per il creare con le mani Isa Doganieri, la ceramista vincitrice della terza edizione della mostra-concorso "Forme e colori della terra di Tuscia", l'ha sempre avuta.
Iniziò giovanissima con il cuoio, una pratica che l'ha vista viaggiare per i luoghi più incantevoli del Paese insieme a quello che in quel momento le dava la possibilità di esprimere una spiccata creatività splendidamente declinata al femminile, la stessa che oggi si traduce in opere ceramiche di alto valore artigianale.
Ma è solo dopo aver conosciuto questo territorio che ha dato inizio a quella che diventò ben presto una passione che l'avrebbe portata a scoprire non solo una pratica artigianale antichissima, ma anche tutte quelle dinamiche culturali, sociali e storiche ad essa legate che hanno lasciato un segno indelebile in tutte le civiltà.
Qualcosa che nel divenire del tempo, delle mode e della serialità delle produzioni spesso si è andata perdendo.
Insieme al marito Pietro, oggi titolare della Fornace Cellenese dove si producono preziosi mattoni in cotto interamente realizzati a mano secondo le tecniche dei mastri fornaciari di una volta,
"conoscemmo un vecchio artigiano che amava moltissimo il suo lavoro - esordisce Isa Doganieri -.
Svolgeva un mestiere splendido, un mestiere che non solo non avevamo mai visto fare prima, ma di cui non avremmo più sospettato l'esistenza o meglio la persistenza nell'era contemporanea di questo nostro Occidente.
Questo maestro di una volta ci incoraggiò ad acquistare l'antica fornace e ci diede sopratutto la possibilità di conoscere una realtà che affonda le sue radici in un passato antichissimo, quando la lavorazione della creta era parte integrante e fondamentale di questa terra."
e fu proprio all'interno dell'attività rilevata insieme al marito che Isa iniziò a sperimentare quanto speciale fosse l'argilla della valle dei Calanchi e quanta possibilità di creare mettesse a disposizione.
"Grazie all'amica ed eccellente ceramista Alessandra Piso ho avuto la possibilità di cimentarmi in questa affascinante pratica artigianale - racconta -.
È per merito suo che ho avuto la possibilità di conoscere alcuni artigiani provenienti dalle Isole Canarie che mi hanno insegnato non solo la lavorazione della creta tipica loro terra, ma anche l'amore per questo mestiere."
Da questo momento inizia un susseguirsi di prove e sperimentazioni. Inizialmente cominciò a studiare la ceramica africana con le sue forme sinuose e le decorazioni stilizzate, le modalità di lavorazione e l'utilizzo che ancora oggi se fa.
Contemporaneamente, però, si avvicina anche alla tradizione ceramica locale etrusca ma anche quella che normalmente non è menzionata nei musei.
"Gran parte dei paesini della provincia viterbese, sopratutto quelli in cui la lavorazione della creata è antica vocazione divennero luoghi di costante scoperta - spiega -.
Andavo a caccia di tutti quegli oggetti che in tempo erano di uso quotidiano. Ho scoperto un mondo di forme, tecniche splendide, un mondo spesso perduto e di cui raramente se ne ha traccia.
Oggi di quel tesoro fatto di brocche, pratiche artigianali squisite, di stoviglie quotidiane e di utensili più diversi, se ne sa poco o nulla.
Nessuno li riproduce più e nessuno se ne ricorda. Ed il mio intento è proprio quello di recuperare questo immenso patrimonio non solo perché rappresenta le nostre radici ma anche perché le persone possano riavvicinarsi a questa cultura e allo stesso tempo riutilizzarla."
Dall'Africa alla Tuscia, esplorando le radici di due culture apparentemente molto differenti tra loro, Isa capisce che in realtà sono molto più simili di quanto si possa immaginare.
Entrambe le studia, le plasma, le reinterpreta dando vita ad opere davvero molto belle e, non da meno, utili.
"La mie creazioni, se da un lato rappresentano oggetti d'arredo molto particolari - continua - dall'altro offrono la possibilità di essere vissute quotidianamente e non semplicemente chiuse in una vetrina.
L'opera vincitrice di 'Forme e colori', ad esempio, non è soltanto qualcosa di bello da guardare ma è utile più di quanto si possa pensare.
Ed è proprio questo che mi appassiona di più - conclude -. Le tradizioni e gli oggetti che ci arrivano da lontano, gli stessi che hanno arredato secoli di vita quotidiana delle civiltà più diverse, non sono solo tesoro di cui fare memoria, ma sopratutto qualcosa da poter godere ancora da apprezzare, da far rivivere..."

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