"é un'idea che la nostra associazione vuole condividere con i giovani che operano nei diversi settori della società come il volontariato, l'associazionismo. Viterbo è la nostra città, il luogo in cui insieme alle nostre famiglie svolgiamo le attività di tutti i giorni e trascorriamo il tempo libero, il territorio in cui le nostre imprese lavorano. Tutti noi sentiamo Viterbo come la nostra casa.Viterbo nel corso dei secoli ha saputo sfornare generazioni e generazioni di artisti, artigiani e designer. Riteniamo che l'affresco della Madonna dei Templari sia un tesoro di interesse rilevante dal punto di vista cultura da restituire in pieno al godimento degli studiosi, degli appassionati d'arte, degli studenti e dei turisti. Viterbo Futura non si tira indietro e come associazione possiamo unire gli sforzi di artigiani, commercianti associazioni di categoria e piccoli imprenditori per dire: noi ci siamo! Mettersi all'opera per la ricerca di finanziamenti, sensibilizzare privati, banche , fondazioni, comunità europea non vuole essere né una ragione di orgoglio, né un principio di mera conservazione e valorizzazione del bene culturale, ma bensì si colloca nell'ottica della promozione stessa dell'immagine di Viterbo e del suo territorio, incrementando, nel contempo, una sempre più attenta e completa offerta del nostro patrimonio artistico. Inoltre ogni imprenditore può rendersi partecipe di questo progetto semplicemente dando segno di riconoscere il valore simbolico che la sua stessa attività rappresenta. Con tanti piccoli contributi, anche di poche decine di euro, si possono raggiungere numeri importanti: se ci mettiamo assieme possiamo fare grandi cose", conclude l'associazione. La Madonna dei Templari è un affresco lungo oltre 3 metri, ritrovato al terra di un locale oggi adibito a ristorante, ha mosso l'interesse verso l'edificio ubicato lungo la via di S. Antonio, un tempo ricca di chiese, che si inoltra verso la città entrando da porta Faul. Il corpo della chiesa di Sant'Antonio si propone immediatamente emergendo da un lungo muro, già fronte di antichi edifici ormai scomparsi, di cui sono superstiti molti archi a conci di pietra
Corriere di Viterbo Martedì 6 Aprile 2010
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