Da venerdì scorso, chiuso il convegno "Un maestro a Castiglione in Teverina", il mondo dell'arte vede dipanarsi quasi definitivamente uno dei suoi più intriganti misteri. Finalmente il cosiddetto Maestro di Castiglione in Teverina, lungamente considerato, con Lorenzo da
Viterbo, la più importante personalità della pittura del '400 viterbese ha un nome: Piermatteo Lauro de' Manfredi da
Amelia, il terzo più importante artista umbro dopo Perugino e Pintoricchio. Il convegno, promosso per presentare il restauro della chiesa di San Rocco, a Castiglione, e del grande affresco che ne occupa la parete absidale, è stato organizzato dalla società Masterpiece srl con il patrocinio del Comune di Castiglione e dell'Università della Tuscia. Ad aprire i lavori, in mattinata, nella sessione dedicata al restauro, presieduti da Maria Ida Catalano (Università della Tuscia) si sono succeduti Massimo Fordini Sonni (architetto che ha curato il progetto di restauro), Giuseppe Romagnoli (responsabile dello scavo archeologico) e Antonella Docci (responsabile del restauro dell'affresco). Nel pomeriggio sessione dedicata alla critica. Presieduti da Maria Andaloro (Università della Tuscia) sono intervenuti il grande storico dell'arte Italo Faldi (attraverso la trasmissione di un'intervista), Maria Teresa Marsilia (Università della Tuscia), Saverio Ricci (Università della Tuscia) e Francesco Federico Mancini (professore ordinario di Storia dell'Arte Moderna presso l'Università di
Perugia e curatore della grande mostra su Piermatteo d'Amelia che si è chiusa proprio domenica scorsa a Terni). Per meglio capire le implicazioni di ciò che è scaturito da questa giornata occorre però fare un passo indietro e riassumere, per sommi capi, le tortuose vicende attributive legate a Piermatteo d'Amelia e al Maestro di Castiglione. Iniziamo con Piermatteo d'Amelia. Nel 1927 Roberto Longhi riunisce sotto il nome convenzionale di Maestro dell'Annunciazione Gardner un gruppo di opere considerate affini (tra le quali il "Polittico dei francescani" di
Terni e il "Polittico di Sant'Agostino" di Orvieto") delle quali però non si conosce l'artefice. Nel '32, in aperta polemica con Longhi poiché sostiene che gli avrebbe "soffiato" l'intuizione questa considerazione viene avvallata da Bernard Berenson. Nel '53 Federico Zeri butta lì una delle sue spesso azzeccate zampate: dietro a questo anonimo, originale maestro c'è un'artista considerato fino ad allora "senza opere": Piermatteo d'Amelia. Nell'arco di una quarantina d'anni l'intuizione di Zeri diviene certezza grazie soprattutto a tre episodi cruciali: nel '78 Luciano Canonici scopre che "l'Annunciazione Gardner", venduta dai francescani di Santa Maria degli Angeli nel 1906 all'antiquario londinese Colnaghi, si trovava nella chiesa dei Minori francescani della Santissima Annunziata di Amelia; nell'87 Elisabetta David trova nell'Archivio di Stato di Terni l'atto di commissione del "Polittico dei francescani"; nel '92 Laura Andreani scova nell'Archivio Notarile di
Orvieto un documento che conferma la paternità a Piermatteo del "Polittico di Sant'Agostino". Finalmente il pittore amerino non è più un "senza opere". Veniamo ora al Maestro di Castiglione. Nel '54 Italo Faldi accosta alla stessa mano la "Madonna in trono con bambino" della collezione Popiel (Cracovia), autografa di Domenico Velandi, la "Tavola dell'Assunta" nella chiesa dei Santi Filippo e Giacomo di Castiglione in Teverina e gli affreschi delle chiese di San Salvatore e di San Lanno a Vasanello. Nell'83 queste opere vengono però espunte dal catalogo del Velandi da Roberto Cannatà che, tuttavia, non azzarda attribuzioni ad autori noti ed appella l'artefice con lo pseudonimo di Maestro di Castiglione in Teverina; Sbrilli e Pinelli esprimono in seguito identico parere. Passano quasi trent'anni e, nel 2007, Maria Teresa Marsilia avanza l'ipotesi (anche dalle colonne del Corriere) che sotto lo pseudonimo di Maestro di Castiglione potrebbe celarsi Piermatteo d'Amelia o un suo importante allievo (il Maestro di Toscolano Umbro). Nel 2008, poi, penultima tappa della vicenda che ha avuto il suo epilogo a Castiglione venerdì scorso: nel catalogo della mostra "Il '400 a Roma" Vittorio Sgarbi rafforza la teoria della Marsilia giungendo alle stesse conclusioni. Insomma, tornando al convegno, in favore della felice intuizione della Marsilia del 2007 si sono pronunciati tutti gli intervenuti, a cominciare dagli autorevolissimi Italo Faldi e Francesco Federico Mancini: l'affresco della chiesa di San Rocco è da attribuire a Piermatteo d'Amelia e bottega. Lo stesso dicasi, di conseguenza, per tutte le opere fino ad oggi ricondotte al Maestro di Castiglione. A questo proposito va aperta una parentesi. Nel suo "Pittori Viterbesi di Cinque Secoli" (1970), senza l'ausilio delle recentissime vicende Faldi arriva a considerare uno dei due affreschi di Vasanello (quello della chiesa di San Salvatore) come "uno dei punti più alti che la pittura viterbese del '400 raggiungesse mai". Va da sé, pertanto, che senza nulla togliere alla qualità dell'affresco della chiesa di San Rocco a Castiglione, considerato da Faldi nell'intervista trasmessa al convegno di tale pregevole fattura da essere "tutto o buona parte attribuibile a Piermatteo", identica considerazione andrebbe a maggior ragione fatta per l'opera di Vasanello. Paese che, a questo punto, si ritrova ad annoverare nel proprio già rilevante patrimonio artistico ben due monumentali opere di uno dei più importanti pittori del '400. Partendo da questo presupposto, l'associazione culturale Poggio del Lago ha invitato gli organizzatori a riproporre il convegno di Castiglione tra gli eventi culturali collaterali di MestierAria il prossimo 2 ottobre a Vasanello
Ardelio Loppi
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