domenica, maggio 09, 2010

Matrimoni in caduta libera pure nella Tuscia

"e vissero felici e contenti" ormai sembra essere una frase superata. Obsoleta. I matrimoni non reggono, non riescono a superare indenni le bufere che, scagliandosi sul sistema famigliare, lo frantumano in mille pezzi. Allora ecco la scelta di ritrovarsi davanti a un giudice per chiedere la separazione che annulli tutto ciò che c'è stato prima. In una firma. In un gesto. La giurisprudenza lo prevede, la chiesa non lo accetta. Uno è chiamato a preparare le carte, l'altro si chiede cosa sta succedendo al sistema famigliare. Entrambi sono d'accordo sul fatto che qualcosa sta cambiando e non necessariamente in meglio. Liti, accuse, sentenze di affidamento e poi la fine con tanta amarezza e poche parole per spiegare il duro epilogo. I perché della Chiesa. Motivazioni economiche e poca volontà sembrano essere le cause che maggiormente incidono sulla fine di un rapporto.
Troppo grandi le difficoltà della società odierna per poterle affrontare senza incorrere in qualche graffio o qualche ammaccatura. Giovani e meno giovani non ce la fanno a reggere il peso eccessivo e allora mollano tutto per una situazione più stabile e per una maggiore tranquillità.
"Nel mio lavoro ho costatato che uno dei motivi alla base della rottura di un rapporto è quello economico - afferma il direttore dell'ufficio stampa della diocesi viterbese, Don Emanuele Germani -. Le difficoltà monetarie, come far fronte a un mutuo, mandano letteralmente in tilt le coppie che non vedono altra soluzione oltre alla separazione."
Un seconda causa sembra essere quella legata al cambiamento della società.
"Oggi si è perso di vista il fulcro attorno al quale ruota la il sistema sociale. Non si deve guardare ai modelli o agli stereotipi che vengono veicolati dai media ma deve ritornare al centro l'Uomo - spiega Don Emanuele -. Odiernamente si guarda alle cose, alla materialità perdendo di vista l'essere umano. Si sta mercificando ogni cosa anche il rapporto tra le persone."
L'eccessiva facilità con cui si approcciano le relazioni e la superficialità che caratterizza i rapporti, le altre motivazioni.
"i principi che sono a fondamento del matrimonio vengono, forse, presi un po' sotto gamba. La coerenza, la sincerità e la fedeltà non sembrano essere più pilastri di una vita insieme ma elementi accessori. C'è poca coerenza, si tradisce facilmente e non c'è più serietà nei rapporti - spiega Don Emanuele -. Sono sbagliati i valori di riferimento e così si arriva, sei o sette mesi dopo il matrimonio, alla richiesta di separazione."
La concezione della vita cambia mentre le istituzioni non sono ancora pronte per uno sconvolgimento totale.
"Il vangelo è quello che noi predichiamo da sempre, è rimasto lo stesso, ciò che si è evoluto e non in meglio è il rapporto tra le persone - conclude Don Emanuele -. La Chiesa non costringe ma propone nell'ambito di una ricerca dei valori fondamentali di una società e se le persone si allontanano da un cammino che avevano deciso noi possiamo aiutarli, sostenerli e cercare di comprenderli."
La giurisprudenza. Se le separazioni sono un dato di fatto, l'unica cosa che può fare un avvocato è quella di sostenere le coppie per fargli raggiungere una fine dignitosa. La civiltà e la calma, che a volte, si perdono nei meandri delle liti e delle accuse non dovrebbero mai essere lasciate indietro come un bagaglio ingombrante e l'avvocato, oltre a svolgere il suo ruolo canonico, è chiamato ad aiutare le persone a separarsi senza ferirsi troppo e malamente. Questi i concetti che scaturiscono dalle parole dell'avvocato Alessandra Persegani, matrimonialista che, comprendendo la difficoltà insita in una separazione cerca di aiutare anche personalmente i propri assistiti.
"Nelle sentenze di separazione si litiga, si offende, si perde il lume della ragione questo perché si ha a che fare con i sentimenti feriti - afferma l'avvocato Alessandra Persegani -. Si tratta di un trauma che tira fuori la parte peggiore delle persone."
La legge sancisce le modalità attraverso le quali si può arrivare alla separazione ma in gioco ci sono sempre storie di vita vissuta che difficilmente vengono affrontate con la giusta lucidità.
"Un problema si presenta nel momento dell'affidamento dei figli. Prima della legge del 2006 la scelta ricadeva sempre su un genitore, il più delle volte la donna, mentre l'uomo veniva estromesso. Dopo l'entrata in vigore della legge sull'affidamento condiviso, la situazione è cambiata e ora anche gli uomini possono ambire ad avere un maggiore peso nella vita dei propri figli, anche se rimane fondamentale l'intelligenza delle persone - continua l'avvocato -. Per esempio io e il mio ex marito abbiamo deciso per l'affidamento condiviso e per un tipo di mantenimento diretto. Nel senso che quando il figlio è con me provvedo io al suo sostentamento e quando è con il padre è lui a pagare le spese ma questo accordo è stato possibile perché abbiamo instaurato un rapporti civile, cosa che per molte coppie è un traguardo assai arduo."
Per questo, secondo l'avvocato, sarebbe necessario un istituto della mediazione che segua tutto l'iter della separazione.
"Ci dovrebbe essere una struttura di mediazione affidata a persone esperte che si occupi di seguire i coniugi in tutte le fasi della separazione, in modo tale da sostenerli e supportarli in un percorso che è comunque difficile, nonostante sia stata presa consapevolmente la decisione di finire il rapporto - spiega Persegani -. In realtà un istituto di mediazione esiste ma per come è oggi serve a poco. Ci si incontra davanti a un esperto che domanda se ci si vuole separare e basta mentre servirebbe proprio un sostegno morale e affettivo a entrambe le persone. Io ho visto uomini e donne che entrati in un'aula di tribunale per una separazione sono scoppiati e piangere, sono svenuti perché la pressione è sempre forte"
Antonella Pace
Corriere di Viterbo Mercoledì 5 Maggio 2010

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