martedì, aprile 12, 2011

Alessandro Stardella: un nepesino plagiato da Handel

Il caso, di quelli clamorosi, viene ricordato dalla rivista "Classic voice" nel numero di marzo. A margine dell'articolo "Beethoven canzonato", si ricordano i "plagi storici": e, tra questi, quello che ebbe (1739) un compositore viterbese - anzi, di Nepi -, come vittima. Si tratta di quell'Alessandro Stardella di cui, ancora oggi, si occupano le case discografiche, con sempre nuove incisioni. Stradella (1639 o, secondo altre fonti, 1644-1682), precocissimo talento musicale, sarebbe stato - assieme a compositori come Corelli ed Erba - tra le "fonti di ispirazione" o, per altri, vittima di un plagio tout court da parte del sommo Handel: che, appunto, avrebbe attinto da sue opere per la composizione del (peraltro stupendo) "Israel in Egypt" (1739). L'oratorio, colmo di angoscia biblica, è ancora oggi reperibilissimo sul mercato: tra le incisioni, quelle di Gardiner e di Cleobury. Grandiosi i cori. C'è, per la cronaca, un altro filo che lega Handel, l'autore del "Messiah" e di "Salomon", al Viterbese: soggiornò, giovane, a Vignanello, ospite dei Ruspoli; era, a quanto se ne sa, in compagnia di una "cantatrice", Caterina Durastante, e di due violinisti, padre e figlio, e, a giudicare dalla lista delle spese per i cibi, assai vorace. A Vignanello, tra l'altro, compose tre brani sacri che, oggi, sono stati fatti confluire nella raccolta intitolata "Vespri carmelitani". Un cui salmo - non tra le opere "vignanellesi" -, il continuamente inciso "Dixit Dominus", fu eseguito, per la prima volta, in una chiesa di piazza del Popolo, a Roma. Allora, entro certi limiti, i plagi (i prestiti) erano ammessi. Questo di Stradella, però, viene considerato tra i casi più rilevanti; e, oggi, se si fosse trattato di compositori tra loro coevi, ne sarebbe nato, di fronte a qualche tribunale, un processo per plagio. Invece, allora, non usava (se non in rari casi). Tant'è che, anche di Mozart, si citano plagi da Anfossi. Per il quale - va però detto - il compositore di Salisburgo (transitato anche lui, bambino, a Viterbo, dove alloggiò dalle parti della chiesa del Suffragio), compose l'aria per soprano "Vorrei spiegarvi, oh Dio" (ripresa, vale la pena di ricordarlo, da Luchino Visconti, in una bella scena del suo
"Gruppo di famiglia in un interno"
). Stradella, si diceva. Ancora oggi, sulla sua biografia, aleggiano zone d'ombra. La morte, per esempio: Stradella, ingaggiato da un nobile a Venezia per insegnare musica alla sua amante, se ne sarebbe invaghito, suscitando le ire del committente: che, per vendicarsi, avrebbe ingaggiato dei sicari (un "gruppo di fuoco", si direbbe oggi) per eliminarlo. Stradella, sebbene pugnalato, scampò agli assassini, e fuggì a Genova. Qui, però, l'appuntamento con il destino ebbe luogo davvero. Perchè, dei sicari, uno, nel 1682, riuscì a raggiungerlo, e lo uccise. L'amante, secondo la testimonianza di un medico coevo, si chiamava Ortensia; ed era una donna "che cantava con molto gusto". Pare che, durante la convalescenza, Stradella, poco prima di morire, l'avesse sposata. Stradella, figlio d'una famiglia di patrizi della Lunigiana trasferitasi a Nepi, divenne famoso, giovanissimo, per le sue composizioni sacre e, anche, per le sue cantate profane. Compose anche degli oratori. Sembra che, quando l'uccisero, fosse reduce dall'aver visto uno spettacolo: tratto, forse, da una sua opera, "La forza dell'amor paterno", che viene presa a punto di riferimento per determinare la data della sua morte. Che il medico di cui si è detto aveva, peraltro, collocato nel 1670. Ma, probabilmente, si tratta di un errore. Forse l'unico, da parte di un testimone che, ancora oggi, viene ritenuto attendibile. A Stradella, come è noto, è oggi intitolata una scuola di Nepi
Corriere di Viterbo Lunedì 11 Aprile 2011

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