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lunedì, febbraio 08, 2010
L'acropoli di Luni sul Mignone presso Blera
Un'antica città disabitata da secoli, come San Giovenale, è Luni, nel comune di Blera, detta sul Semisconosciuta a molti. Per raggiungerla occorre attraversare grandi estensioni di territorio in cui i corsi d'acqua non sono interessati da alcun fenomeno di inquinamento; il bestiame brado e gli animali selvatici popolano queste zone disertate dall'uomo e la vegetazione spontanea cresce rigogliosa. La riscoperta della linea ferroviaria Capranica-Civitavecchia ne fa un luogo di rinnovato interesse.
L'acropoli di Luni dista da Blera circa 10 chilometri, dei quali solo otto sono percorribili in macchina sulla Monteromanese fino alla stazione di Civitella Cesi e, dopo quest'ultima, girando a sinistra sulla Strada Dogana che si abbandona all'altezza del Fontanile di Valle Vergine, prendendo, a destra, la Strada delle Pozze. Da questo punto si segue la strada che corre parallela alla vecchia ferrovia, fino a Ponton Serignano, dove è opportuno lasciare la macchina e proseguire a piedi. Raggiunto il piano del Vignolo sul versante che guarda la vallata del Torrente Vesca, un antico sentiero scende alla valle denominata dagli svedesi "Tre Erici". Conviene seguire un sentiero che costeggia il ciglio della rupe meridionale, per arrivare ad una radura dove c'è una deviazione che scende al livello del Vesca e raggiunge la Fontana di Luni, famosa per l'ottima acqua che vi sgorga e per il luogo, particolarmente invitante alla sosta. Prima di raggiungere l'acropoli, è opportuno visitare Monte Fornicchio; lungo il sentiero che sale si incontra una singolare grotta la cui camera, a pianta pressoché circolare, presenta canaletti radiali scavati nel pavimento.
Si arriva all'acropoli di Luni sul Mignone. Appena saliti sul piano dell'antica città, si incontra la poderosa muratura del castello che fortificava la punta orientale. Sui bordi dell'acropoli, a tratti, sono ancora visibili le mura della città etrusca. A distanza di circa un ventennio, la vegetazione ha, quasi ovunque, ricoperto le aree di scavo. La chiesa medioevale, ubicata a circa cento metri ad ovest del castello, attualmente è ricoperta da un enorme ed intricato cespuglio di rovi e arbusti.
A nord della chiesa c'è una casa etrusca, prossima all'antica strada che scende al Fosso Canino. Una parte dell'insediamento della Età del Ferro si trova poco più avanti, sul ciglio della rupe settentrionale. Tra due fossati, che tagliano trasversalmente l'acropoli, al centro, si trova l'insediamento appenninico, formato da tre lunghe case rettangolari. La cultura appenninica si è sviluppata durante l'Età del Bronzo (xv - xi sec. a.C.) nell'Italia centrale. Nel pressi dell'estremità occidentale di Luni c'è una costruzione eccezionale: la grande capanna dell'Eta del Ferro, monumento destinato probabilmente al culto,unico nel suo genere. Una chiesa cristiana, parzialmente scavata nella roccia, occupa la parte meridionale di questa costruzione. Alcune tombe cristiane a fossa sono disseminate nei dintorni della chiesa. Per arrivare a visitare la necropoli etrusca di Monte Fortino, si deve affrontare una lunga e scomoda passeggiata. É consigliabile però seguire l'antica strada che, a settentrione, passando vicino alla casa etrusca, scende a valle e arriva alla ferrovia.
Dopo la diroccata stazione di Monte Romano, seguendo a destra il corso del Fosso Canino, si arriva alla Pianaccia dove, poco prima della confluenza nel Mignone, si attraversa il corso d'acqua e ci si addentra nella macchia in cui si trova la Tomba delle Cariatidi. All'esterno è scolpito in rilievo il motivo. É possibile seguire, al ritorno, il sentiero che risale il Mignone fino alla confluenza del Vesca; di qui proseguire fino alla Fontana di Luni e poi alla Fontana di Canalicchio, sopra la quale si trovano le necropoli etrusche di Ponton Spaderna e Pianarola. L'Istituto Svedese di Studi classici in Roma, durante quattro campagne di scavo della durata di sei settimane ciascuna eseguì molti lavori riuscendo a riportare alla luce molto materiale
domenica, dicembre 21, 2008
Tagliati i pini secolari sul fiume Marta
É stato un intervento spiacevole ma necessario, quello che ieri ha visto scomparire in poche ore la più bella pineta di Marta.
É un pezzo di storia del paese che se ne va: è l'amaro sfogo dei cittadini e degli ambientalisti.
Ma, come sempre in questi casi, c'è da dire che la salute pubblica e l'incolumità delle persone sono assolutamente prioritari.
A causa delle copiose piogge e degli allagamenti dei giorni scorsi, che hanno provocato danni ingenti nella zona periferica al ridosso del fiume Marta dove si trova la secolare pineta prospiciente il campo da tennis, gli alberi che da decenni adornavano l'ingresso del centro, dopo un'attenta verifica da parte dei Vigili del Fuoco, sono risultati come tutta l'area irrimediabilmente compromessi, per cui si è reso necessario l'abbattimento dei pini altissimi i quali, come giganti, sono stati abbattuti al suolo, lasciando un vuoto enorme sia nel paesaggio che risulta irrimediabilmente compromesso che nel cuore e nell'animo delle persone che hanno perso qualcosa di più di semplici piante.
Pini secolari che hanno una storia, dove tra il verde e l'ombra trovavano ristoro durante le lunghe giornate di caldo estivo, anziani e ragazzi del paese.
Una delle mete più frequentate dai turisti, da dove si diparte la strada che porta alla spiaggia, a due passi dal fiume, vicino al ponte delle "bocchette", dove sono poste le paratie che regolano il flusso delle acque del lago.
Il sindaco Lucia Catanesi tiene a sottolineare che l'area in questione verrà risistemata a dovere con interventi importanti, in piena sintonia con l'ambiente circostante.
Purtroppo, come ben sanno gli esperti, le radici dei pini non hanno una grande profondità, e lo smottamento idrico causato dalle piogge abbondanti e dalle piene d'acqua di questi giorni, ha irrimediabilmente compromesso tutta la pineta, dove sono stati effettuati sopralluoghi da parte dei tecnici dei Vigili del Fuoco, i quali monitorando tutta l'area , hanno dovuto necessariamente procedere al taglio delle piante.
Un'operazione certamente dolorosa ma assolutamente necessaria per mettere al primo posto la sicurezza dell'area, in quanto la caduta dei pini, in prossimità di un luogo altamente frequentato da pescatori, bambini, adulti e macchine parcheggiate ai lati della strada, avrebbe potuto causare danni a persone o cose.
Ecco perché si è dovuto procedere celermente per evitare che potessero crearsi problemi e pericoli.
É un pezzo di storia del paese che se ne va: è l'amaro sfogo dei cittadini e degli ambientalisti.
Ma, come sempre in questi casi, c'è da dire che la salute pubblica e l'incolumità delle persone sono assolutamente prioritari.
A causa delle copiose piogge e degli allagamenti dei giorni scorsi, che hanno provocato danni ingenti nella zona periferica al ridosso del fiume Marta dove si trova la secolare pineta prospiciente il campo da tennis, gli alberi che da decenni adornavano l'ingresso del centro, dopo un'attenta verifica da parte dei Vigili del Fuoco, sono risultati come tutta l'area irrimediabilmente compromessi, per cui si è reso necessario l'abbattimento dei pini altissimi i quali, come giganti, sono stati abbattuti al suolo, lasciando un vuoto enorme sia nel paesaggio che risulta irrimediabilmente compromesso che nel cuore e nell'animo delle persone che hanno perso qualcosa di più di semplici piante.
Pini secolari che hanno una storia, dove tra il verde e l'ombra trovavano ristoro durante le lunghe giornate di caldo estivo, anziani e ragazzi del paese.
Una delle mete più frequentate dai turisti, da dove si diparte la strada che porta alla spiaggia, a due passi dal fiume, vicino al ponte delle "bocchette", dove sono poste le paratie che regolano il flusso delle acque del lago.
Il sindaco Lucia Catanesi tiene a sottolineare che l'area in questione verrà risistemata a dovere con interventi importanti, in piena sintonia con l'ambiente circostante.
Purtroppo, come ben sanno gli esperti, le radici dei pini non hanno una grande profondità, e lo smottamento idrico causato dalle piogge abbondanti e dalle piene d'acqua di questi giorni, ha irrimediabilmente compromesso tutta la pineta, dove sono stati effettuati sopralluoghi da parte dei tecnici dei Vigili del Fuoco, i quali monitorando tutta l'area , hanno dovuto necessariamente procedere al taglio delle piante.
Un'operazione certamente dolorosa ma assolutamente necessaria per mettere al primo posto la sicurezza dell'area, in quanto la caduta dei pini, in prossimità di un luogo altamente frequentato da pescatori, bambini, adulti e macchine parcheggiate ai lati della strada, avrebbe potuto causare danni a persone o cose.
Ecco perché si è dovuto procedere celermente per evitare che potessero crearsi problemi e pericoli.
"Sembra che una grande lama - commentano alcuni abituali frequentatori della zona - abbia azzerato con il taglio degli alberi, un secolo ed oltre di storia, creando un vuoto e cancellando ricordi in un'area che ora sembra deserta e dove fino a qualche giorno fa, esisteva una vegetazione rigogliosa."Tutti, però, convengono che questa era l'unica soluzione ad un problema di sicurezza a tutela del cittadino, sperando in futuro che quello che era definito il polmone verde di Marta, col tempo, possa di nuovo ritornare a svolgere la sua funzione, ricreando una zona verde fino a ieri invidiata da tutti
martedì, dicembre 16, 2008
Danni per il maltempo a Soriano nel Cimino
Continua l'ondata di maltempo e tornano i disagi in gran parte di Soriano nel Cimino.
La straordinarietà dei rovesci che ormai continua da giorni ininterrottamente ha creato non pochi danni nel piccolo centro cimino.
La continua pioggia delle scorse notti ha fatto tracimare il piccolo laghetto del parco pubblico di Papacqua, invadendo il terreno circostante e inondando l'attigua via del Giardino.
Nel contempo, molti tombini delle vie principali del paese si sono rivelati otturati e nell'impossibilità di ricevere la grande quantità di acqua piovana, determinando così il refluire della pioggia e del fango lungo le strade.
Tempestivo è stato l'intervento delle squadre comunali e della squadra ecologica, attraverso il quale è stato possibile liberare le strade soprattutto dal fango e ripristinare, nel paese e all'interno del parco pubblico di Papacqua, la transitabilità.
Danni anche nelle campagne circostanti.
Le abbondanti piogge e il forte vento, su alcune zone, hanno provocato allagamenti e smottamenti di terreni.
Anche il manto stradale delle vie del paese risulta essere particolarmente danneggiato dalle continue infiltrazioni di acqua.
Comunque ulteriori ispezioni sul territorio non hanno evidenziato fortunatamente altri gravi danni che invece si sono potuti riscontrare in paesi dove il territorio è più pianeggiante.
In tutta la Regione Lazio la protezione civile è ancora al lavoro per fronteggiare l'emergenza, oltre 50 squadre con più di 200 volontari dotati di mezzi anfibi, idrovore, motopompe e sacchi di sabbia per contenere l'acqua.
Torna lo stato di allarme almeno per tutta la giornata di oggi.
Si prevede infatti su tutto il territorio laziale il persistere di precipitazioni diffuse anche a carattere di rovescio o temporale di forte intensità con venti di burrasca.
Fin dalle prime ore di questa mattina sono attivi i presidi di monitoraggio e squadre di pronto intervento lungo i punti più a rischio inondazione
La straordinarietà dei rovesci che ormai continua da giorni ininterrottamente ha creato non pochi danni nel piccolo centro cimino.
La continua pioggia delle scorse notti ha fatto tracimare il piccolo laghetto del parco pubblico di Papacqua, invadendo il terreno circostante e inondando l'attigua via del Giardino.
Nel contempo, molti tombini delle vie principali del paese si sono rivelati otturati e nell'impossibilità di ricevere la grande quantità di acqua piovana, determinando così il refluire della pioggia e del fango lungo le strade.
Tempestivo è stato l'intervento delle squadre comunali e della squadra ecologica, attraverso il quale è stato possibile liberare le strade soprattutto dal fango e ripristinare, nel paese e all'interno del parco pubblico di Papacqua, la transitabilità.
Danni anche nelle campagne circostanti.
Le abbondanti piogge e il forte vento, su alcune zone, hanno provocato allagamenti e smottamenti di terreni.
Anche il manto stradale delle vie del paese risulta essere particolarmente danneggiato dalle continue infiltrazioni di acqua.
Comunque ulteriori ispezioni sul territorio non hanno evidenziato fortunatamente altri gravi danni che invece si sono potuti riscontrare in paesi dove il territorio è più pianeggiante.
In tutta la Regione Lazio la protezione civile è ancora al lavoro per fronteggiare l'emergenza, oltre 50 squadre con più di 200 volontari dotati di mezzi anfibi, idrovore, motopompe e sacchi di sabbia per contenere l'acqua.
Torna lo stato di allarme almeno per tutta la giornata di oggi.
Si prevede infatti su tutto il territorio laziale il persistere di precipitazioni diffuse anche a carattere di rovescio o temporale di forte intensità con venti di burrasca.
Fin dalle prime ore di questa mattina sono attivi i presidi di monitoraggio e squadre di pronto intervento lungo i punti più a rischio inondazione
domenica, dicembre 14, 2008
Il Tevere esonda ancora ad Orte
Lo stato di massima allerta è finalmente rientrato.
Il Tevere, da ieri, non fa più paura.
Ma prima di tornare nei ranghi, il fiume è stato protagonista di una nuova esondazione, l'ultima appunto, verso le 20,30 di venerdì notte, ad Orte Scalo.
La tracimazione, in seguito alla rottura di un argine intorno alle 18,30, è avvenuta in località Baucche Basse, una zona rurale a circa tre chilometri da Orte Scalo.
Ha interessato alcune abitazioni e ha reso necessaria la disposizione di un piano di evacuazione (poi fortunatamente non più messo in atto) per un decina di famiglie composte da circa 40 persone.
Famiglie che sono rimaste isolate all'interno delle loro case, sul piccolo promontorio di Baucche Basse, completamente circondato dall'acqua del Tevere.
Due squadre dei vigili del fuoco, una di fluviali e una di sommozzatori, hanno stazionato per tutta la notte ai piedi di Baucche Basse, pronte ad intervenire, a soccorrere i residenti se ci fosse stato bisogno.
Per far ciò, visto che la principale strada d'accesso era stata chiusa, i vigili del fuoco hanno aperto un'altra via di collegamento con l'abitato attraverso alcune aree private.
Ieri mattina, a emergenza finita, sono tornate al comando.
Il sindaco di Orte Dino Primieri, giunto subito sul posto, ha istituito d'urgenza un'unità di crisi che, come detto, ha tenuto sotto costante controllo la situazione.
Oltre ai vigili del fuoco sono stati impegnati anche i volontari della protezione civile di Bomarzo, i carabinieri di Orte e i vigili urbani della cittadina.
É passata anche una colonna della protezione civile dell'Emilia Romagna, che poi ha proseguito per Roma.
L'acqua del Tevere ha completamente allagato anche la vicina località agricola di Molegnano, dove però non sorgono abitazioni ma solo alcuni poderi e casolari di contadini.
I volontari della Protezione civile hanno portato in salvo un gregge di pecore, rimasto isolato, ed altri animali d'allevamento.
Il livello del Tevere, sebbene l'ondata di piena fosse già passata, ha iniziato a salire dopo le 18,30 e, circa un paio d'ore dopo, appunto, si è verificata l'esondazione.
Il fiume ha poi raggiunto la quota massima tra l'una e le due della scorsa notte ma poi, nelle ore successive, l'allerta è pian piano rientrata anche perché le abbondanti piogge cadute su Orte nei giorni scorsi da venerdì pomeriggio hanno concesso una tregua.
Ieri mattina, infatti, come segnalato anche dal sindaco di Bomarzo, Stefano Bonori, la soglia di sicurezza ha raggiunto il livello di 5,10 metri.
Così Bonori ha disposto la riapertura al traffico del ponte sul fiume.
Attraverso la sala operativa della protezione civile della Prefettura sono stati presi contatti con un responsabile delle dighe di Corbara e Alviano, il quale ha comunicato che il livello di deflusso delle dighe è diminuito sensibilmente.
"La situazione si sta normalizzando - conferma il sindaco di Orte, Dino Primieri -.
Ora passeremo alla stima dei danni, non solo a Orte Scalo e nelle zone limitrofe ma anche nel centro storico di Orte, dove dovremo verificare la tenuta dell'impianto fognario.
In questi giorni di emergenza - conclude - i problemi maggiori si sono avuti nel sottopassaggio pedonale della stazione di Orte, allagata dalle piogge.
Nelle prossime ore, appena la situazione sarà più chiara, avanzeremo la richiesta di stato di calamità naturale"
Il Tevere, da ieri, non fa più paura.
Ma prima di tornare nei ranghi, il fiume è stato protagonista di una nuova esondazione, l'ultima appunto, verso le 20,30 di venerdì notte, ad Orte Scalo.
La tracimazione, in seguito alla rottura di un argine intorno alle 18,30, è avvenuta in località Baucche Basse, una zona rurale a circa tre chilometri da Orte Scalo.
Ha interessato alcune abitazioni e ha reso necessaria la disposizione di un piano di evacuazione (poi fortunatamente non più messo in atto) per un decina di famiglie composte da circa 40 persone.
Famiglie che sono rimaste isolate all'interno delle loro case, sul piccolo promontorio di Baucche Basse, completamente circondato dall'acqua del Tevere.
Due squadre dei vigili del fuoco, una di fluviali e una di sommozzatori, hanno stazionato per tutta la notte ai piedi di Baucche Basse, pronte ad intervenire, a soccorrere i residenti se ci fosse stato bisogno.
Per far ciò, visto che la principale strada d'accesso era stata chiusa, i vigili del fuoco hanno aperto un'altra via di collegamento con l'abitato attraverso alcune aree private.
Ieri mattina, a emergenza finita, sono tornate al comando.
Il sindaco di Orte Dino Primieri, giunto subito sul posto, ha istituito d'urgenza un'unità di crisi che, come detto, ha tenuto sotto costante controllo la situazione.
Oltre ai vigili del fuoco sono stati impegnati anche i volontari della protezione civile di Bomarzo, i carabinieri di Orte e i vigili urbani della cittadina.
É passata anche una colonna della protezione civile dell'Emilia Romagna, che poi ha proseguito per Roma.
L'acqua del Tevere ha completamente allagato anche la vicina località agricola di Molegnano, dove però non sorgono abitazioni ma solo alcuni poderi e casolari di contadini.
I volontari della Protezione civile hanno portato in salvo un gregge di pecore, rimasto isolato, ed altri animali d'allevamento.
Il livello del Tevere, sebbene l'ondata di piena fosse già passata, ha iniziato a salire dopo le 18,30 e, circa un paio d'ore dopo, appunto, si è verificata l'esondazione.
Il fiume ha poi raggiunto la quota massima tra l'una e le due della scorsa notte ma poi, nelle ore successive, l'allerta è pian piano rientrata anche perché le abbondanti piogge cadute su Orte nei giorni scorsi da venerdì pomeriggio hanno concesso una tregua.
Ieri mattina, infatti, come segnalato anche dal sindaco di Bomarzo, Stefano Bonori, la soglia di sicurezza ha raggiunto il livello di 5,10 metri.
Così Bonori ha disposto la riapertura al traffico del ponte sul fiume.
Attraverso la sala operativa della protezione civile della Prefettura sono stati presi contatti con un responsabile delle dighe di Corbara e Alviano, il quale ha comunicato che il livello di deflusso delle dighe è diminuito sensibilmente.
"La situazione si sta normalizzando - conferma il sindaco di Orte, Dino Primieri -.
Ora passeremo alla stima dei danni, non solo a Orte Scalo e nelle zone limitrofe ma anche nel centro storico di Orte, dove dovremo verificare la tenuta dell'impianto fognario.
In questi giorni di emergenza - conclude - i problemi maggiori si sono avuti nel sottopassaggio pedonale della stazione di Orte, allagata dalle piogge.
Nelle prossime ore, appena la situazione sarà più chiara, avanzeremo la richiesta di stato di calamità naturale"
lunedì, novembre 17, 2008
Arcionello, è guerra sui confini della futura Riserva
Nel Consiglio comunale di oggi, il secondo punto all'ordine del giorno recita testualmente:
Una decisione che investe interessi diversi, come è ovvio, e che suscita reazioni anche violente. Va detto, ad onor del vero, che la diatriba si è nuovamente riaccesa nel luglio scorso quando la Commissione Ambiente della Regione accogliendo in toto una richiesta di Legambiente aveva suggerito al Consiglio regionale di allargare i confini dell'area protetta, inserendo la cosiddetta zona di Pian di Cecciole.
Va anche ricordato che nel 2006 alla detemrinazione dei confini del parco avevano congiutamente lavorato sia l'Amministrazione comunale che le associaizoni ambientaliste giungendo ad una proposta condivisa, che era stata poi recepita anche dalla Giunta regionale.
La "raccomandazione" estiva della Commissione Ambiente, pur non essendo vincolante, di fatto riapre i giochi.
All'immediata vigilia della decisione del Consiglio comunale, si fa sentire anche il Consorzio dell'Arcionello, nato nel 2004, che ha presentato un Programma integrato approvato due anni fa, esattamente il 10 ottobre, dal Comune di Viterbo.
Tale progetto prevede la realizzazione di volumetria residenziale pari a poco più di 117mila metricubi, la cessione gratuita all'Amministrazione comunale di 20 ettari di terreno (Fosso Luparoi, Segheria Anselmi, Valle dell'Arcionello), di 15 mc di capannoni e uffici della Segheria Anselmi, oltre che di un casale storico di 900 mc nel Fosso Luparo.
Inoltre il Consorzio dell'Arcionello dovrà pagare 40 euro a mc (per un totale di 4 milioni e 700 mila euro) per la realizzazione di opere pubbliche decise dal Comune e dovrà accollarsi il costo degli oneri di urbanizzazione per la volumetria realizzata pari a 18 euro a mc, per un totale di oltre 2 milioni e 100 mila euro.
A proposito dell'allargamento proposto da Legambiente e recepito dalla Commisione regionale, il Consorzio dell'Acionello parla di
Si vedrà che cosa deciderà adesso il Consiglio comunale. Da ricordare infine che il 7 agosto scorso il Comune di Viterbo ha consegnato alla Regione Lazio la richiesta di convocazione della conferenza dei servizi e che il 7 ottobre la Regione ha approvato un finanziamento alla Provincia di 50mila euro all'anno per la gestione ordinaria della Riserva Naturale Regionale Valle dell'Arcionello.
"Proposta di perimetrazione del Parco dell'Arcionello - Determinazioni in merito."Dunque, salvo inversioni o rinvii, oggi la massima assise cittadina dovrà decidere sui confini della Riserva naturale.
Una decisione che investe interessi diversi, come è ovvio, e che suscita reazioni anche violente. Va detto, ad onor del vero, che la diatriba si è nuovamente riaccesa nel luglio scorso quando la Commissione Ambiente della Regione accogliendo in toto una richiesta di Legambiente aveva suggerito al Consiglio regionale di allargare i confini dell'area protetta, inserendo la cosiddetta zona di Pian di Cecciole.
Va anche ricordato che nel 2006 alla detemrinazione dei confini del parco avevano congiutamente lavorato sia l'Amministrazione comunale che le associaizoni ambientaliste giungendo ad una proposta condivisa, che era stata poi recepita anche dalla Giunta regionale.
La "raccomandazione" estiva della Commissione Ambiente, pur non essendo vincolante, di fatto riapre i giochi.
All'immediata vigilia della decisione del Consiglio comunale, si fa sentire anche il Consorzio dell'Arcionello, nato nel 2004, che ha presentato un Programma integrato approvato due anni fa, esattamente il 10 ottobre, dal Comune di Viterbo.
Tale progetto prevede la realizzazione di volumetria residenziale pari a poco più di 117mila metricubi, la cessione gratuita all'Amministrazione comunale di 20 ettari di terreno (Fosso Luparoi, Segheria Anselmi, Valle dell'Arcionello), di 15 mc di capannoni e uffici della Segheria Anselmi, oltre che di un casale storico di 900 mc nel Fosso Luparo.
Inoltre il Consorzio dell'Arcionello dovrà pagare 40 euro a mc (per un totale di 4 milioni e 700 mila euro) per la realizzazione di opere pubbliche decise dal Comune e dovrà accollarsi il costo degli oneri di urbanizzazione per la volumetria realizzata pari a 18 euro a mc, per un totale di oltre 2 milioni e 100 mila euro.
A proposito dell'allargamento proposto da Legambiente e recepito dalla Commisione regionale, il Consorzio dell'Acionello parla di
"motivazioni pretestuose e infondate, facilmente confutabili da un sopralluogo sul sito dove non viene riscontrata la presenza di una serie di valori storici e paesaggistici di rilievo."E ancora
"a fronte di una perimetrazione della Riserva Naturale di oltre 400 ettari, il Piano di Cecciole aggiunto ha una superficie di appena 4 ettari, dei quali quelli compresi nel Programma integrato solo di 2 ettari.
Inoltre l'area interessata dal sedime dei fabbricati è pari ad un ettaro, mentre il residuo è naturalmente destinato a ulteriore verde da aggiungersi a quanto già previsto da cedersi gratuitamente."
"Pertanto - conclude il Consorzio - per l'inserimento di un solo ettaro di parte di un pianoro di nessun interesse paesaggistico, privo di ogni benché minimo elemento archeologico o antropico, all'interno di una Riserva Naturale di oltre 400 ettari, la comunità viterbese viene a perdere ingenti beni."Insomma, per il Consorzio (che evidentemente difende i suoi legittimi interessi) quell'allargamento non s'ha da fare.
Si vedrà che cosa deciderà adesso il Consiglio comunale. Da ricordare infine che il 7 agosto scorso il Comune di Viterbo ha consegnato alla Regione Lazio la richiesta di convocazione della conferenza dei servizi e che il 7 ottobre la Regione ha approvato un finanziamento alla Provincia di 50mila euro all'anno per la gestione ordinaria della Riserva Naturale Regionale Valle dell'Arcionello.
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